Moratti-Moggi, faccia a faccia in Tribunale. Sull'Inter: "Crisi? Ci rialzeremo"

L'ex patron nerazzurro testimone in un processo contro l'ex dg della Juve 

Tra passato e presente. Moggi da un lato, l'Inter in crisi dall'altro. Mattinata intensa per l'ex presidente nerazzurro Massimo Moratti, chiamato a testimoniare nel processo per diffamazione nei confronti di Giacinto Facchetti in corso presso il Tribunale di Milano che vede imputato l'ex direttore generale della Juve. Una stretta di mano e un breve colloquio tra i due prima che iniziasse la testimonianza di Moratti, impegnato nel difendere la memoria dello scomparso giocatore e dirigente interista dagli attacchi postumi del principale protagonista di Calciopoli, già condannato in secondo grado a Napoli per "associazione a delinquere". Poi, alla fine, uno sguardo all'attualità interista: "Sembra una situazione drammatica ma Mancini e Thohir hanno le capacità per tirare fuori la squadra da questa situazione". Nessuna voglia invece di commentare quanto successo a Sassuolo tra parte della Curva e Icardi ma solo un "sono cose che possono capitare quando le cose non vanno bene e la situazione si fa drammatica".

"Era tutta una presa in giro quella che mi faceva Bergamo, era una grande presa in giro a cui io ci stavo perché sono una persona cortese e le mie non erano certe intenzioni rivolte a sporcare il calcio". E' cosi' che l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti, chiamato a testimoniare nel processo milanese che vede l'ex dg della Juve Luciano Moggi imputato per diffamazione nei confronti di Giacinto Facchetti, ha descritto le telefonate tra lui e l'ex designatore degli arbitri Paolo Bergamo. Telefonate di cui gli ha chiesto conto il legale dell'ex dirigente bianconero. "Non era proibito andare a trovare gli arbitri prima e dopo la partita, era una forma di cortesia, una prassi consentita", ha spiegato ancora Moratti, rispondendo alle domande dell'avvocato Maurilio Prioreschi, legale di Moggi. E quelle tra lui e Bergamo, ha chiarito "erano telefonate di cortesia" e in realta' "una presa in giro perche' Bergamo voleva farmi capire che avevano riguardi per l'Inter e che finalmente era cambiato il clima dopo 10 anni".

Moratti ha spiegato, però, che quando parlava con l'allora designatore arbitrale nel 2005, anche se si parlava di arbitri non pensava assolutamente che ne avrebbe avuto dei vantaggi. Moggi, ricordiamolo condannato a Napoli per il caso 'Calciopoli', è imputato nel processo milannese perché, nel corso della trasmissione tv 'Notti Magiche' del 25 ottobre 2010, rivolgendosi a Javier Zanetti, allora capitano della squadra nerazzurra, aveva affermato in tono minaccioso: "Ecco quello che emerge dal processo di Napoli e che emergerà ancora: le telefonate del tuo ex presidente (Facchetti, ndr) che riguardano le griglie e la richiesta ad un arbitro di vincere la partita di Coppa Italia con il Cagliari, e l'arbitro era Bertini. Ci sono le telefonate intercettate sue, le telefonate di Moratti e la telefonata di imbarazzo di Bertini, i pedinamenti, le intercettazioni illegali e anche i passaporti falsi e quindi sta zitto Zanetti, è meglio per te ed è meglio per l'Inter".

Nel processo, nel quale Gianfelice Facchetti, uno dei quattro figli del presidente nerazzurro morto nel 2006, è parte civile con il legale Corrado Limentani, hanno già testimoniato Zanetti e l'ex designatore degli arbitri Pairetto. Oggi il legale di Moggi ha fatto una serie di domande a Moratti su alcune telefonate con Bergamo. "Quelle telefonate le ho sempre ricevute e mai fatte io", ha replicato l'ex patron dell'Inter, chiarendo che erano colloqui in cui si diceva "se gli arbitri erano stati bravi in linea generale". E al legale che gli ha chiesto se si parlava delle designazioni, Moratti ha risposto: "Si parlava di arbitri in termini generali e io non sono un gran curioso, anzi era un po' imbarazzante". Inoltre, ha chiarito che era "quasi obbligatorio andare a trovare gli arbitri prima della partita come cortesia".

Il legale ha poi chiesto conto a Moratti di un'espressione usata da Bergamo in una telefonata nella quale parlava di una "cosa che sappiamo io e lei". E Moratti ha spiegato che in qualche modo Bergamo voleva fargli capire che l'atteggiamento nei confronti dell'Inter era cambiato, "ma era tutta una presa in giro".