Conte: uomo, allenatore e ct sempre in... bianco e nero

Toni netti e mai sfumati, o si ama o si odia, suscita invidia o condivisione. Comunque sia, mai banale

Se nasci a Lecce e alleni il Bari, sei abbastanza forte per resistere anche alle tempeste perfette. Antonio Conte sembra nato con la cerata gialla addosso, anche se certe volte, le onde alte come palazzi, pare che se la vada a cercare. La normalità non fa parte del suo mondo, ama la polemica, il palcoscenico, non tollera i toni morbidi, starsene in platea a gambe accavallate. Lo ami o lo odi perchè agita i pugni, alza la voce, ciò che vorrebbero fare in tanti, e quindi suscita invidia o condivisione. La Juventus era una zattera alla deriva, l'ha trasformata in una nave da crociera, ha vinto uno scudetto, poi il secondo, quindi il terzo e quando ha capito che oltre non si poteva andare, ha alzato le mani, mollato il timone e tanti saluti e i suoi giocatori, spremuti senza un attimo di sosta per tre anni, non avranno brindato ma nemmeno versato lacrime. La nazionale, da juventino, la considerava una scocciatura con quel Prandelli, poco educato, che gli rubava giocatori freschi di infortunio, senza nemmeno fargli una telefonata, ma si può? Si, perchè variato il punto di vista, il Conte furioso ci ha messo un attimo a cambiare opinione. Fare il c.t. in Italia è uno sport estremo, non ti si fila nessuno e se qualcuno lo fa, finge e poi ridacchia alle tue spalle. "Smetto quando voglio", ha detto se non gli avessero dato gli amati stage a ranghi completi, come se la Federcalcio contasse qualcosa e la Lega nulla. Non era così prima e non è cosi adesso. La grande vittoria è che il prossimo campionato comincerà una settimana prima del solito, ma solo per Tavecchio. Avanti così, fino all'Europeo.