Giuseppe Rossi, infortunato al solito ginocchio destro, presto potrebbe tornare in campo e nel frattempo ha parlato della sua carriera. Dagli insegnamenti del papà al primo grave infortunio, dall'incontro con Giggs al gol al Bernabeu con la maglia del Villarreal, dalla prima chiamata in Nazionale al rocambolesco 4-2 a Firenze contro la Juve. Con un chiodo fisso in testa: "Nella vita bisogna sapersi rialzare e fare sacrifici".
Queste le parole dell'attaccante della Fiorentina al programma 'Sfide': "La mia carriera è basata sui sacrifici, li ho fatti da quando avevo dodici anni. Ma non è un problema per me. So che posso raggiungere i miei sogni, non c’è niente al mondo che mi possa deviare da questi sogni.
L’infortunio del gennaio 2014? Quando ho ricevuto la botta ho sentito subito che qualcosa non andava. Sono rimasto a terra, ma non per il dolore, piuttosto per la tristezza. Negli spogliatoi mi sono messo a piangere. Gli infortuni ti tolgono sempre qualcosa, l’ultimo mi ha tolto il sogno dei mondiali e non mi ha permesso di continuare la mia bella stagione con la Fiorentina.
La mancata convocazione ai Mondiali? Nell’ultima partita prima dei Mondiali non eravamo brillanti, abbiamo fatto allenamenti molto pesanti. Io ho sempre dato tutto. Penso che le decisioni fossero già state prese. Non partecipare a un Mondiale fa male, ma non bisogna piangere, bensì reagire perché ci sono altre opportunità nella vita.
Il mio babbo mi voleva insegnare il calcio perché ne capiva tanto. Mi faceva vedere le partite di Champions fin da quando avevo sette-otto anni. Per lui il calcio era tutto. Papà era molto forte di carattere, volevo essere come lui, non volevo far vedere di essere debole.
A Manchester la prima persona che ho conosciuto è stata Giggs, è stato un bell’incontro. Ho debuttato contro il Sunderland sostituendo Van Nistelrooy. Dopo il loro gol del 2-1, ho preso palla, mi sono accentrato e ho segnato. Fu una bella sensazione, tutti mi saltarono addosso. Però giocavo poco allo United, io avevo voglia di farlo, così sono andato al Parma. Quando vedi la palla entrare in rete è una liberazione, è come stare solo con lo stadio. Sono uno che reagisce sempre, voglio cambiare l’andamento delle cose, se queste vanno male. Il gol al volo contro il Livorno con il Parma? Bello, scoppiò tutto lo stadio. Vincemmo all’ultimo minuto, furono tre punti importanti, è stato bello regalare quella vittoria ai tifosi. A fine stagione festeggiammo la salvezza come se fosse stato uno scudetto, andammo in giro in pullman per la città.
La mia prima partita contro il Real Madrid con la maglia del Villareal? Me la ricordo bene, c’erano anche i miei genitori al Bernabeu. Con un controllo dribblai Cannavaro, poi mi restava da saltare un grande portiere come Casillas e ci riuscii.
La nazionale italiana? Vedermi giocare con la maglia azzurra era anche il sogno di mio papà. E’ stato un momento di orgoglio per tutta la famiglia. Prima di morire, papà mi lasciò un bigliettino con alcuni semplici consigli sul calcio. Odio sbagliare i gol. Mi ricordo quello che segnai contro l’Estonia a Modena con l’Italia. Fu un bel dialogo con Cassano.
La vittoria con la Juve il 20 ottobre 2013? Ho sempre sognato di fare gol ai migliori portieri del mondo e tra questi c’è Buffon. Il rigore? Mi studio i portieri prima e così decisi di tirare alla mia sinistra. Dopo il gol ho preso la palla per far capire ai tifosi che ce la potevamo fare. Dovevano darci la carica perché il calcio è imprevedibile. Al secondo gol sentii un boato tremendo dello stadio. Nessuno pensava di poter passare da 0-2 a 3-2 in pochi minuti. Mamma mia che emozione. Vedere lo stadio in delirio fu bellissimo, dopo la partita ho visto la gente piangere. In quel momento mi sono reso conto cosa vuol dire vincere contro la Juventus a Firenze".