Dopo aver collezionato solo 5 punti nelle prime 5 giornate di campionato, la Juventus, i tifosi e la critica s’interrogano sulle cause di questo avvio di stagione difficile e su come uscirne. Lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, spiega ad Allegri come superare questa crisi agendo sulla mente dei giocatori.
Le sconfitte contro Udinese e Roma e i pareggi con Chievo e Frosinone, addolciti dall’unica vittoria contro il Genoa, hanno fatto scattare il campanello d’allarme in casa Juventus, una squadra abituata ai piani alti della classifica che si trova ora in grosse difficoltà sia a livello di gioco, sia a livello di risultati. Ancorata al 13° posto nella classifica con soli 5 punti raccolti in 5 giornate, a 10 lunghezze dalla capolista Inter, la società e la critica s’interrogano sulle cause del peggior avvio dei bianconeri dal 1970. Incassati i fischi per il pareggio con il Frosinone, la Juventus si prepara in queste ore ad affrontare la difficile trasferta di Napoli, vero crocevia per sancire il ruolo che la Vecchia Signora ricoprirà in questa stagione: protagonista per lo scudetto o semplice comparsa?
Secondo Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, l’origine di questa crisi è da ricondurre allo stato psicologico e mentale dei ragazzi di mister Allegri: “Il momento difficile dei bianconeri non è arrivato a causa di ciò che sta nelle gambe dei calciatori, ma di quello che sta nella loro testa. Può capitare a tutti e in qualsiasi momento di steccare una partita o un esame, il problema è come viene metabolizzato. Se si vive una condizione di elevata aspettativa di riscatto, se non si normalizza il fatto che può succedere e non va presa come una sconfitta cocente, la mente si annebbia e diventa casa della paura: nasce un vero e proprio timore di aver paura, che condiziona tutte le scelte e le azioni di giocatori e allenatore. A quel punto buon parte delle risorse psico fisiche vengono erose dalla rimuginazione che diventa mancanza di concentrazione. Molti giocatori della Juve sono lontani da quello che gli neuro-scienziati chiamano il ‘flusso’, una condizione che gli sportivi identificano come ‘stato di grazia’, una condizione psicofisica in cui tutto viene automatico nel gesto atletico guidato dall’istinto. Zero distrazione, zero emozioni tossiche e limitanti, come succedeva nella scorsa trionfale stagione”.
Ma non è tutto, secondo lo psichiatra Michele Cucchi: “Quello che devono fare Buffon e compagni è cercare di non pensare, cercare di non vivere i prossimi passi come delle sfide da dentro o fuori. Tutti dovranno cercare la loro concentrazione facendo leva su stati emotivi specifici per ciascuno: chi si dovrà arrabbiare sentendosi attaccato e ingiustamente bocciato dopo 5 partire, chi troverà le energie nella passione e nel piacere del gioco, chi nella fatica del lavorare sodo durante gli allenamenti. Non esiste però la ricetta giusta per ogni difficoltà: si dice che i grandi leader carismatici guidino fuori da queste situazioni i loro team facendo cose un po' folli, come tagli di capelli originali, affermazioni che poi diventano leggende, rituali di festeggiamenti bizzarri: questo serve a dare una sorta di shock emotivo all'ambiente che improvvisamente si assesta un diverso clima emotivo e focalizza l'obiettivo”.