
Inter, così ti incarti: il difficile equilibrio tra meriti e colpe
Altra stagione di alto livello, sempre i soliti difetti nei momenti chiave: la crescita del gruppo rischia di cristallizzarsi

Uno sguardo alla classifica di Serie A consiglierebbe, forse, di seguire l'espressione "un bel tacer non fu mai scritto", eppure c'è qualcosa che ancora non torna osservando la stagione - o forse è meglio dire le stagioni - dell'Inter. In vetta con di gran lunga la miglior differenza reti e Lautaro capocannoniere in campionato, ai quarti di Coppa Italia e sesta nel girone unico di Champions League da un lato; sette sconfitte a inizio gennaio (contando tutte le competizioni), senza vittorie negli scontri diretti con le big e col primo trofeo stagionale (Supercoppa Italiana) già sfumato dall'altro. E, soprattutto, quella strana sensazione di una squadra per la quale va bene così.
"C'è qualche dettaglio da mettere a posto ma mi tengo stretto il passo avanti dal punto di vista mentale" ha detto Bastoni dopo che il Napoli, sotto due volte e in emergenza infortuni rispetto all'Inter, è riuscito ad acciuffare il pari a San Siro vanificando quella che poteva essere una prima, pesante, spallata nella corsa scudetto. Dichiarazione molto simile a quelle rilasciate, dai giocatori come da Chivu, dopo ogni passo falso, che fosse mezzo o intero. Chivu dopo il 3-4 con la Juve: "Andiamo avanti, portiamo a casa quanto fatto di buono anche se non abbiamo guadagnato punti". Thuram dopo il ko nel derby: "Siamo ancora a novembre e, anche se si trattava di una partita importante, ci sarà tempo per rimediare. Siamo sulla strada giusta". Bisseck e Bonny dopo la sconfitta in Champions con l'Atletico: "Avremmo meritato di più, il calcio non è sempre giusto".
Da chi, considerando il ciclo partito con Conte e proseguito con Inzaghi, ha vissuto momenti esaltanti come la vittoria di due scudetti ma anche la cocente delusione di due campionati persi punto contro punto senza contare l'epilogo della finale Champions 2025 ci si aspetterebbe di guardare entrambi i lati della medaglia: i meriti di un'altra stagione che resta di altissimo livello nonostante investimenti diversi da quelli delle rivali così come le colpe di chi aveva la forza per vincere qualche trofeo in più e invece si sta incartando sempre sugli stessi difetti che si erano già visti negli anni precedenti. Nessuno pretende il capo chino nelle interviste post-partita a chiedere scusa ma una presa di posizione decisa su cosa non va, visto che assomiglia a un pattern ripetuto a prescindere dalla guida tecnica, sì. Ne vale della maturità di questo gruppo e della crescita globale di alcuni giocatori che sembrano essersi cristallizzati a un livello molto alto ma che non riescano ad afferrare quello status di veri top player che le loro qualità gli consentirebbero di raggiungere.
Poi magari ad Appiano Gentile e negli spogliatoi di San Siro i discorsi sono completamente diversi e la comunicazione pubblica è studiata per non aggiungere ulteriore peso mentale a un lavoro ancora in corso, dalla notevole coefficienza di difficoltà visto come si era chiusa la scorsa annata. C'è un modo per smentire la tesi di cui sopra: alzare un trofeo pesante, lo scudetto o addirittura la Champions. Allora sì, avrebbe ragione Bastoni quando dice: "Mi tengo stretto questo girone d'andata perché mi ricordo la percezione che avevate nei nostri confronti a inizio anno"...
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images