
Arbeloa e Carrick: perché due big del calcio mondiale puntano sugli allenatori fatti in casa

Il Real Madrid ha promosso Arbeloa dal Castilla alla prima squadra dopo l'esonero di Xabi Alonso, mentre il Manchester United presto annuncerà Michael Carrick come nuovo allenatore al posto di Fletcher, a sua volta sostituto di Amorim. Due tra le società più prestigiose del mondo che puntano su chi conosce bene il club per averci giocato e vinto per anni. Questo è il senso delle scelte delle dirigenze di Real e United: la "legacy" è più importante dell'esperienza e del nome della guida tecnica. Le situazioni sono molto più simili di quanto si possa pensare.
A Madrid c'è una situazione che non si riscontra in nessun'altra parte del mondo. Florentino Perez può esonerare un allenatore che è ancora in piena corsa in campionato e in Champions League solo perché, secondo lui, non è adatto alla rosa faraonica che gli ha messo a disposizione. Il fatto di aver perso la Supercoppa Spagnola è solo una scusa per arrivare a una decisione maturata da tempo. Eppure Xabi Alonso è stato una bandiera del Real e ha dimostrato, a Leverkusen, di essere uno degli allenatori migliori del panorama calcistico mondiale. A Florentino però non basta. Se qualcuno prova a dare un'impronta marcata a livello di organizzazione di gioco è già spacciato. Vanno bene i Del Bosque, gli Zidane e gli Ancelotti. Vanno bene ma solo finché portano a casa dei trofei, altrimenti addio. Negli ultimi anni hanno fallito Benitez e Lopetegui, o meglio, non gli è stato dato nemmeno il tempo di fallire. Primi scricchiolii ed ecco che parte la caccia a chi può guidare i blancos con la consapevolezza di cosa rappresenti il club. Pensionato Del Bosque, pronto per la panchina della Nazionale francese Zidane, e spedito in Brasile Ancelotti, non c'era altra strada che rivolgersi all'allenatore della squadra B che avrà il compito di assemblare i campioni senza troppi grilli tattici per la testa. D'altra parte è la tradizione del club: bel gioco dato dai fuoriclasse e non da un'eccessiva organizzazione. E' così dai tempi di Di Stefano, Gento e Puskas, passando per Michel, Butragueno, Valdano e Sanchez per arrivare a Zidane, Figo, Ronaldo, Raul, ecc... Se però il gioco non corre fluido la gente fischia, per informazioni chiedere a Capello, che pure ha vinto da quelle parti. A Madrid si va oltre la logica bonipertiana del vincere che è l'unica cosa che conta. A Madrid si deve vincere (sempre) e far divertire pubblico e presidente. Altrimenti arriva il pollice verso come al Colosseo di 2000 anni fa.
Allo United la situazione è simile ma più complessa. Qui non è una tipologia di allenatore, quella costantemente ricercata. E' l'allenatore per antonomasia. O meglio, il boss. E cioè Sir Alex Ferguson. Da quando ha deciso di mollare la panchina, il Manchester, oltre a non aver più vinto il campionato, si è totalmente perso. Sono arrivati tecnici che hanno fatto la storia del calcio, come Van Gaal e Mourinho, altri preparatissimi come Rangnick, o allenatori considerati il top del momento (vedi Ten Hag e Amorim). Qualcuno ha portato a casa qualche coppa ma nulla di più. Ecco perché, costantemente, si cerca di tornare ai tempi d'oro della gestione di Sir Alex in un continuo loop temporale che riporta in panchina ex giocatori di quel periodo. E' successo con Solskjaer, candidato anche in questa occasione ma poi scartato, Fletcher, giusto per un paio di partite e ora Carrick, già alla guida a interim del club nel 2021. L'ex centrocampista ha accettato tutte le clausole del contratto che lo United gli ha proposto ed è pronto al debutto nel derby con il City. Il neo allenatore sarà annunciato a ore e ha già avuto endorsement importanti come quello di Cristiano Ronaldo che lo ha definito: "Un personaggio di classe destinato a diventare un grande allenatore. Personalmente, sono orgoglioso di aver giocato con lui al mio fianco e di averlo avuto come allenatore in panchina". Poi non hanno messo il loro veto i veri protagonisti del mercato mancuniano: gli ex giocatori diventati opinionisti di fama come Rio Ferdinand, Roy Keane e Gary Neville. Sono quelli che difendono la tradizione e che non amano particolarmente chi si permette di cambiarla, come Amorim colpevole di aver scelto la difesa a tre. Allo United si vive di 4-4-2, al massimo è consentito un 4-2-3-1. Scommettiamo che sarà il sistema scelto da Carrick?