Quando la Fiat Barchetta debuttò nel 1994, il mondo dell’auto sembrava aver archiviato l’idea stessa di roadster accessibile. La sicurezza, i costi e la standardizzazione hanno preso il sopravvento, eppure da Torino arriva una piccola scoperta a due posti che va in direzione ostinata e contraria. Linea pulita, niente tetto rigido, trazione anteriore e un solo obiettivo: restituire emozioni vere a chi guida.
© Ufficio Stampa
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Un progetto nato fuori dagli schemi
La Barchetta nasce quasi in sordina, sviluppata da un team ristretto e con un forte contributo del Centro Stile Fiat. Il design, firmato da Andreas Zapatinas, rompe con il passato del marchio: superfici morbide, fari carenati, coda tronca e passaruota scolpiti. È un’auto che guarda al futuro ma strizza l’occhio alle spider classiche italiane, senza copiarle.
Derivata dalla Punto
Sotto la carrozzeria c’è una meccanica semplice e collaudata, derivata dalla Punto, ma rivista per garantire un assetto più affilato. Il motore 1.8 16 valvole da 130 cavalli non punta ai numeri assoluti, bensì a una risposta pronta e a un allungo generoso.
Piacere prima di tutto
Il segreto della Barchetta sta nell’equilibrio. Peso contenuto, sterzo diretto, cambio rapido e una posizione di guida bassa che invita a cercare la curva successiva. Non è perfetta: l’abitacolo è spartano, la capote manuale richiede pazienza, e la trazione anteriore fa storcere il naso ai puristi. La Barchetta resta fedele a un’idea semplice di divertimento.
Un’eredità sottovalutata
Prodotta fino al 2005, la Barchetta non ha mai avuto una vera erede. Fiat ha abbandonato il segmento delle spider compatte, lasciando che il modello diventasse lentamente un oggetto di culto. Non un’icona da copertina, ma una di quelle auto che crescono nel ricordo. Forse soltanto l'ultima 124 ha riscoperto un po' il gusto della Barchetta, questa era più pensata per il maketing che per il cuore. E forse è proprio questo il motivo per cui oggi, a distanza di trent’anni, la Barchetta è ancora la spider Fiat più amata.