LA POLEMICA

Piero Gros: "Milano-Cortina senza rispetto, si sono scordati anche di me. Invitato all'ultimo, ho rifiutato"

Anche una bandiera dello sci azzurro è entrata nel caso dei tedofori

di Redazione

“Non sono arrabbiato, sono deluso". Inizia così l'intervista alla Gazzetta dello Sport di Piero Gros, uno dei più grandi dello sci azzurro. "Sono stato contattato circa un mese fa con un messaggio su Whatsapp in cui mi si chiedeva se avessi voglia di fare il tedoforo, in un posto che sinceramente non saprei dirvi neanche quale fosse, e io ho risposto con una proposta: ho scritto che lo avrei fatto molto volentieri, però a Milano insieme a tutti i medagliati olimpici azzurri di tutte le edizioni dei Giochi, perché ritengo che le Olimpiadi si facciano perché ci sono gli atleti e se gli atleti non sono invitati neanche a un’Olimpiade che si svolge in casa tanto vale stare a casa tutti. Io già mi immaginavo la squadra intera a Milano per la Cerimonia d’apertura, con la nostra medaglia al collo, indossando magari la tuta della Nazionale. Perché per noi è stato un grandissimo privilegio e un vero onore partecipare ai Giochi e chi è stato fortunato è anche riuscito a vincerli", ha dichiarato. 

"Cosa mi hanno risposto? - ha proseguito Gros - Niente, zero. Nemmeno un 'Ma che stai dicendo', un 'No non è possibile'... Non mi sembrava di aver detto un’eresia. Invece sono stato ignorato totalmente. Credo che il messaggio arrivasse dalla Fondazione Milano Cortina, dall’organizzazione, ma non sono sicuro. Peraltro io sono abbastanza lapidario, per cui dopo poco ho cancellato tutto e ora non ho più quel numero. E poi una cosa così non si chiede su Whatsapp, si alza il telefono no? Ho detto di no all’assessore allo Sport del Comune di Torino Carretta che mi ha chiamato sabato scorso per essere pronto a portare la Fiamma alle cinque del pomeriggio del giorno dopo. Ho detto di no perché ho ritenuto che l’iniziativa nascesse da una dimenticanza, non sua, perché che la Fiamma sarebbe passata domenica da Torino si sapeva da molto tempo, se mi chiamano il giorno prima è palesemente una dimenticanza. Forse a certe cose avrebbero dovuto pensare un po’ di più, perché poi andare a un evento per cui sei stato chiamato all’ultimo è un po’ sminuente, mi sembra una forzatura che non va bene”. 

Poi Gros ha precisato: “Io non voglio fare polemica, anzi io vorrei cercare di essere positivo. Non mi interessa la politica, penso che lo sport debba essere superiore a certe cose, ma un minimo di rispetto per le persone ci deve essere, perché altrimenti cade tutto il castello dei valori olimpici. E non voglio soffermarmi a parlare di cantanti o attori coinvolti al posto di tanti campioni, sarebbe una caduta di livello anche per noi. Però credo che anche gli appassionati che seguono la Fiamma sul suo percorso sarebbero stati contenti nel poter applaudire atleti che hanno rappresentato la storia dello sci o di altre discipline, è un valore aggiunto. Non so di chi sia la colpa, sono cose abbastanza delicate, fatto sta che un po’ più di rispetto ci vuole e magari anche un po’ di organizzazione e di logica. Certe cose sono davvero inspiegabili, anzi direi imbarazzanti. Ripeto, non voglio parlare degli altri. Quello che posso dire è che io l’ho fatto per i Giochi di Torino 2006 ed entrare nello Stadio Olimpico per l’accensione del braciere con Deborah Compagnoni, Stefania Belmondo, Alberto Tomba e proprio i quattro di Lillehammer che hanno portato la Fiaccola insieme, è stata un’emozione incredibile che penso di aver trasmesso anche a chiunque fosse lì in quel momento tanto speciale. Io poi avevo lavorato tanto per i Giochi anche prima di quella notte, sono stato “sindaco” dei volontari per quattro anni, sono andato nelle scuole, ho mostrato ovunque i filmati dei Giochi per portare avanti il programma olimpico e diffondere i suoi valori, a partire dal rispetto. Se manca questo e a sbagliare sono poi quelli che organizzano mi suona male. Anche di recente ho fatto una quarantina di serate sulla Valanga Azzurra e la gente è sempre piena di passione: se non fosse così, che cosa organizziamo le Olimpiadi a fare?”.