A guardare Alessandro Florenzi correre sul campo, dare l'anima e segnare gol sia con la Roma sia con la Nazionale, ci viene da tirare un sospiro di sollievo: almeno lui lo abbiamo salvato. La crisi dei vivai e la voglia di vincere sempre e nel minor tempo possibile ha gettato al vento molti talenti del nostro calcio. Ma non Florenzi. Lui è rimasto aggrappato a Trigoria e alla Roma, già quando rientrò alla base, nell'estate 2012, dal prestito al Crotone in serie B (35 presenze e 11 gol: numeri favolosi per un centrocampista). Da una parte ha avuto la fortuna di avere una squadra, i giallorossi appunto, che ha saputo puntare su di lui; dall'altra Florenzi ha avuto la bravura di lavorare sodo e adattarsi a tutti i ruoli possibili. In questi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, lo abbiamo visto come terzino destro, come centrocampista e come esterno di attacco. In queste tre stagioni nella Capitale ha totalizzato 134 presenze (115 in serie A) segnando 18 gol (16 in campionato). E' lui la vittoria più bella di Bruno Conti, responsabile del settore giovanile dei capitolini.
Il nostro calcio è in crisi e lo sappiamo da tempo. Poco alla volta sta cercando di rialzarsi (vedi la Juventus in finale di Champions il 6 giugno, a Berlino), ma è dalle fondamenta che bisogna lavorare. I vivai sono zeppi di calciatori stranieri ed è sempre più difficile scoprire e lanciare le giovani promesse. C'è una crisi generazionale in atto e sono sempre meno quelli che riescono a emergere. E' cambiata anche la mentalità dei ragazzi: se un tempo si accontentavano di quello che il destino (e il club) offriva, oggi non si accontentano più di nulla e vogliono tutto subito. Insomma, ci sono pochi Darmian, Verratti e Florenzi, giusto per nominare i protagonisti di queste gare di qualificazione a Euro 2016 contro Azerbaigian e Norvegia. Senza dimenticare che i primi due sono stati costretti a trasferirsi all'estero (Psg e Manchester United) per mostrare tutte le loro qualità.
Si ha la sensazione che la competizione continentale in Francia possa essere una rampa di lancio da non sprecare. Dopo la delusione del mondiale del 2014, in Brasile, il nostro calcio ha una grande occasione. E se il sistema decidesse di creare le squadre B per abituare subito i giovani al calcio professionistico, ecco quelle sì che sarebbero la medicina per salvare più talenti possibili e vedere tanti Florenzi in campo.
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