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Chi è Giovanni Franzoni, l'argento a Milano-Cortina 2026 con Franzoso nel cuore

Giovanni Franzoni vince l'argento in discesa libera a Milano-Cortina 2026. Dalla tragedia di Wengen al podio olimpico sulla Stelvio: la storia del campione bresciano.

La storia di Giovanni Franzoni sembra scritta da uno sceneggiatore premio Oscar. Oggi, sabato 7 febbraio 2026, sotto il cielo di Bormio, il 24enne bresciano non ha solo conquistato la medaglia d’argento olimpica nella discesa libera di Milano-Cortina 2026: ha definitivamente esorcizzato i suoi demoni, trasformando il dolore in gloria eterna sulla leggendaria pista Stelvio.

Dallo strazio di Wengen all'argento olimpico -

 Solo poche settimane fa, Franzoni vinceva il SuperG sulla leggendaria Lauberhorn di Wengen, chiudendo un cerchio aperto nel gennaio 2023, quando un elicottero lo portava via urlando di dolore per la rottura di due tendini. Ma il vero capolavoro era destinato al palcoscenico di casa. Oggi, quella stessa grinta che lo ha riportato sugli sci lo ha spinto a sfidare i giganti della velocità, regalandogli un podio olimpico che profuma di leggenda. Se la vittoria in Coppa del Mondo è stata la rivincita, questo argento è la consacrazione definitiva del nuovo fenomeno dello sci azzurro.

Chi è Giovanni Franzoni: il "predestinato" venuto dal Garda -

 Nato a Brescia il 30 marzo 2001 e cresciuto a Manerba del Garda, Giovanni è sempre stato considerato l'astro nascente della velocità italiana. La sua non è una storia improvvisata:

  • Gli inizi: sette anni vissuti a Carisolo con il fratello gemello Alessandro per inseguire il sogno della neve.
  • La formazione: il talento affinato allo Ski College Veneto di Agordo, entrando in Nazionale tra i banchi di scuola.
  • Il palmarès giovanile: tre ori mondiali junior (tra cui l'oro in Super-G a Bansko 2021) che avevano già predetto un futuro radioso tra le Fiamme Gialle.

Una medaglia per due: il ricordo di Matteo Franzoso -

 Dietro la maschera di velocità e il metallo prezioso al collo, batte il cuore di un ragazzo segnato dalla perdita del compagno di squadra e amico fraterno Matteo Franzoso. Franzoni ha dedicato ogni singolo centesimo guadagnato sul cronometro a chi non c'è più: "Matteo era la mia spalla morale. A risvegliarsi sembra un incubo, c’era sempre spazio per una battuta con lui". Questa medaglia d'argento non appartiene solo a Giovanni, ma a tutto un movimento che ha saputo aspettare il suo talento più cristallino, capace di trasformare un infortunio che avrebbe stroncato chiunque in una rincorsa verso l'immortalità olimpica.