Il 2026 non poteva iniziare meglio per Dacia. La vittoria della Dakar è il risultato di un progetto tecnico costruito con competenza e affidato a una squadra esperta e di talento. I Sandriders hanno dimostrato che il rally raid più duro del mondo si vince con metodo, ingegneria e una visione moderna dell’endurance.Senza cercare di stupire con effetti speciali, ma di arrivare in fondo più forte e più affidabile degli altri.
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Squadra vincente
In una competizione di resistenza dove l’errore si paga caro, Al-Attiyah e Lurquin hanno interpretato la corsa con la maturità di chi sa quando spingere e quando amministrare, trasformando ogni tappa in un esercizio di controllo. È stata una Dakar vinta più con la testa che con l’istinto, ed è proprio qui che la Sandrider ha trovato i suoi interpreti ideali.
Macchina affidabile
La Sandrider è il risultato di un progetto sviluppato da Prodrive insieme a Renault e Dacia, partendo dall’esperienza della Hunter ma rinnovandone profondamente la sostanza. La carrozzeria in carbonio su telaio tubolare con controtelaio rinforzato ha garantito robustezza e leggerezza, mentre le sospensioni a doppio braccio oscillante con 350 millimetri di escursione hanno permesso all’auto di mantenere un passo costante anche nei tratti più distruttivi. Un equilibrio che Al-Attiyah ha saputo sfruttare meglio di tutti.
In controllo
Più di ogni dato tecnico, resta l’immagine di una squadra che non ha mai perso il controllo della corsa. Dacia ha vinto la Dakar 2026 perché ha costruito un progetto solido, e perché ha affidato la Sandrider a due professionisti che della Dakar conoscono ogni sfumatura. E questo dettaglio - in mezzo al deserto - fa la differenza.