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Brahim Diaz e i dubbi sul rigore sbagliato in Coppa d'Africa: perché si dice che avrebbe sbagliato apposta

Dopo l’errore dell’ex rossonero si è scatenata una bufera mondiale: il colloquio (coperto) coi compagni e il presunto accordo con Mané

di Marco Mugnaioli

Nella finale della Coppa d’Africa tra Senegal e Marocco è successo veramente di tutto e il rigore (generoso) sbagliato all'ultimo secondo dal marocchino Brahim Diaz ha scatenato una bufera mondiale. Il penalty, calciato oltre venti minuti dopo essere stato assegnato perché il Senegal aveva abbandonato il campo per protesta, l’ex trequartista del Milan l’ha sbagliato in modo clamoroso, goffo, scegliendo un cucchiaio debole e centrale che Mendy non ha avuto difficoltà a bloccare. Un rigore talmente brutto che in molti pensano che lo abbia sbagliato apposta: "Ha sacrificato sé stesso per salvare la Coppa d'Africa" scrivono alcuni, “ha sbagliato apposta per ragioni di sicurezza e ordine pubblico” sostengono altri, ma per capire bene cosa alimenti tutti questi dubbi bisogna fare un passo indietro.

Al 90' l'arbitro annulla un gol regolare al Senegal per un contatto precedente tra Seck e Hakimi, poi a un minuto dai supplementari concede un rigore quantomeno dubbio alla squadra di Regragui. Dopo diversi minuti di tensione in campo, il Senegal torna negli spogliatoi per protesta col solo Mané che resta sul terreno di gioco e si scatena il caos: tifosi che entrano in campo, risse, sedie che volano, cinture pure, aste delle bandiere usate a mo di spranga… Davanti agli occhi di Infantino, che ha duramente condannato quanto accaduto, Mané richiama i suoi compagni di squadra, che rientrano per far tirare il rigore a Brahim Diaz. 

A questo punto le telecamere inquadrano Brahim Diaz parlare con i compagni di Nazionale con la mano davanti alla bocca e iniziano a circolare le voci su un possibile accordo tra lui e Mané: avrebbe stretto un accordo con l’attaccante dell’Al Nassr per far rientrare il Senegal, sbagliare il rigore apposta e giocarsi finale e coppa onestamente ai supplementari. Ad alimentare i sospetti anche la riunione del Marocco a centrocampo prima della battuta e la non esultanza dei giocatori del Senegal sulla facile parata di Mendy.

Brahim Diaz però dopo l’errore era distrutto, era in lacrime quando Infantino gli ha consegnato la Scarpa d’Oro, sarebbe anche stato insultato da qualche compagno di squadra e si è presentato affranto alla premiazione. Inoltre le parole del suo allenatore non fanno certo pensare a un accordo: "L'immagine che abbiamo dato dell'Africa è un po' vergognosa. Quando un allenatore chiede ai suoi giocatori di lasciare il campo... Ciò che ha fatto Pape Thiaw stasera non rende onore all'Africa. Non è di classe, ma è campione africano, quindi ha il diritto di dire quello che vuole. Di sicuro tutto quello che è accaduto ha fatto perdere la concentrazione a Brahim Diaz".

La verità probabilmente la sa solo Brahim Diaz, resta però la delusione di un paese, il Marocco, che aspetta un trionfo in Coppa d’Africa ormai da 50 anni.