Lasciare fuori Federico Dimarco è un errore che nessun allenatore dovrebbe commettere. Troppo determinante la sua presenza sulla fascia sinistra, anche ammettendo un po’ di stanchezza per la frustrante serata di Champions contro l’Arsenal. In questo momento Dimarco è l’Inter, o almeno è una percentuale elevatissima del potenziale offensivo di questa squadra. Se i cross non arrivano da lì, non arrivano proprio. Almeno fino a quando dall’altra parte Chivu sarà costretto a schierare le incertezze e le paure di Luis Henrique. Da mani nei capelli i calci d’angolo: mancando già Calhanoglu, andare dalla bandierina senza Dimarco significa soltanto perdere del tempo.
In meno di un’ora di gioco, l’esterno mancino ha segnato un gol, ha fornito un assist e ha partecipato più o meno attivamente alle azioni che hanno fruttato gli altri tre gol. Il suo bottino stagionale adesso parla di 5 gol e 8 assist, uno score che non tutti gli attaccanti riescono a mettere insieme in mezza stagione. Se poi qualcuno pensa ancora che non difenda, può andare a riguardarsi il filmato del secondo tempo, che lo ha visto protagonista di alcune chiusure difensive di elevata precisione.
Dimarco è entrato al 34’ del primo tempo, quando l’Inter era sotto per 0-2 e stava insistendo a testa bassa per linee centrali, regalando al Pisa la possibilità di difendersi con ordine. Sulla sinistra, Cesar Augusto stava svolgendo il suo compitino, dall’altra parte il suo connazionale non era mai sincronizzato con i movimenti della squadra. Lo diceva anche Chivu in panchina, non era solo lo stadio a sussurrare imprecazioni contro l’ex giocatore dell’Olympique Marsiglia. Un quadro desolante. In quel modo, l’Inter avrebbe potuto attaccare per un’altra ora e il Pisa avrebbe ringraziato per il gentile omaggio.
La prima palla toccata da Dimarco è stata un quasi gol, con signora parata da parte di Scuffet. Poi è arrivata l’azione che ha portato al rigore per i nerazzurri, ovviamente tutto originato dalla fascia sinistra con la gentile partecipazione del numero 32. Poi da un cross, ovviamente partito dal piede sinistro di Federico Dimarco, è arrivato il pareggio feroce di Lautaro Martinez. Il 3-2 di Pio Esposito è arrivato da un cross di Bastoni, ancora dalla fascia sinistra. Ma se Bastoni svolge con disinvoltura quel tipo di lavoro, di sovrapposizione, è proprio grazie al fatto che con Dimarco davanti si sente autorizzato a osare.
Molto Dimarco anche nello scampolo di vera Inter che si è visto nella ripresa, con assalti continui all’area avversaria: un cross per Pio Esposito con tiro di destro a parata di Scuffet, una conclusione di destro parata dal portiere, un tiro quasi a colpo sicuro di sinistro salvato da un miracolo di Calabresi in scivolata. E poi è arrivato il capolavoro che ha chiuso la partita: il gol del 4-2, anche se il pallone è stato colpito in maniera un po’ sporca, è andato a finire là dove Scuffet non lo poteva prendere. Poi anche il 5-2 è arrivato da una palla magica giocata da Dimarco in verticale per Bonny, poi protagonista di uno slalom da applausi. Il 6-2 di Mkhitaryan trae origine da un calcio d'angolo battuto, ovviamente, da Dimarco.
L’importanza di questo giocatore non è una scoperta recente. Da vari anni i suoi gol e i suoi assist sono un’arma fondamentale a disposizione della squadra, aggiunti a quel furore agonistico che caratterizza spesso i giocatori che vestono la maglia della squadra per la quale hanno sempre tifato. In passato c’è stato anche qualche momento in cui non tutto è andato per il verso giusto, soprattutto con Simone Inzaghi, che nella stagione 2021-22 tentò di adattarlo a difensore centrale, uno dei motivi per cui l’Inter perse il famoso recupero di Bologna pagandolo a caro prezzo. Poi ci fu il periodo in cui era sempre Dimarco il primo a essere sostituito, con la scusa del dispendio di energia degli esterni. Chivu – lo ha ammesso lo stesso Dimarco – non è quasi mai caduto in questa tentazione, ma ha ceduto a quella di farlo riposare per Inter-Pisa. Errore grave, ma prontamente rimediato.