Ma che soddisfazione è approdare nella piazzetta della chiesa dei Resinelli insieme a Daniel Antonioli? Impagabile, anzi impossibile. Sì, impossibile perché lui, il padrone di casa quassù, sta tagliando da vincitore il traguardo della Snow Run Resinelli, interrompendo il dominio incontrastato di Luca Del Pero, mentre io - a pochi metri di distanza da lui - sto sbuffando sulla rampetta che “atterra” sullo spiazzo di fianco al tempio (proprio davanti a LDP che stavolta inforca la bici), pronto ad afferrare casco con frontale già montata sopra per affrontare il secondo anello della prova, che apre il calendario 2026 di NORTEC SkySnow Running Cup. I conti sono presto e… dolorosamente fatti: nello spazio di otto chilometri (quelli del primo anello di gara), l’amico Daniel me ne ha rifilati (anzi, ce ne ha rifilati, non sono mica l’ultimo della fila!) ben sei, quelli del secondo giro appunto, quelli che a me ancora mancano per chiudere la Snow Run lecchese, peraltro con un tempo di sette minuti inferiore a quello delle mie due più recenti partecipazioni (2023 e 2025). Sono soddisfazioni piccole magari ma non indifferenti, per quanto mi riguarda.
© Luca Tagliaferri
La mia quarta volta alla Snow Run (ormai un classico di inizio stagione, anzi di inizio anno) mi riporta immediatamente alla mente la prima: quella del 2020. Allora si correva in realtà a febbraio e quel pettorale sarebbe rimasto l’ultimo per diverso tempo, visto che nel giro di pochi giorni sarebbe scattato il lockdown e tutti i relativi segni erano già nell’aria, tanto da rendere quel giorno molto speciale: quasi che tutti noi della “setta” degli skyrunners fossimo intimamente consapevoli che quella sarebbe stata per chissà quanto tempo l’ultima occasione di ritrovarci e volessimo quindi godercela fino in fondo.
© Luca Tagliaferri
Di tempo per fortuna ne è passato (anche se quelli attuali a dirla tutta non è che siano tanto più sereni) ma la voglia di fare festa tutti insieme al termine di una gara (per la verità anche prima e… durante) è sempre la stessa e questo - lo dico pensando al passare degli anni, ad uso e consumo di quelli come me che nel frattempo hanno scavallato i sessanta - è decisamente un buon segno, anzi ottimo. Scelgo quindi la Snow Run per aprire il mio calendario di gare 2026 e salgo per tempo ai Resinelli. Ci sono tante persone da salutare dopo qualche tempo e altre anche da ringraziare: lo stesso Daniel Antonioli e poi Alberto Zaccagni, seguiti in ordine sparso dai tanti amici di Team Pasturo, GSA Cometa e Falchi Lecco, le tra realtà associative lecchesi che uniscono le loro forze (e sono tante) per organizzare questo evento.
© Paolo Taglietti
Il via pomeridiano (alle ore quattordici) dal punto di vista di un dormiglione come me è un bonus! Prendo posto nella gabbia di partenza a fianco di Vittorio Pedrazzoli, il mio compagno di squadra di ASD Sportiva Lanzada che tra un’ora e una ventina di minuti (a me a quel punto serviranno altri venticinque minuti o giù - e su - di lì) taglierà il traguardo vincendo la sua categoria, che è poi anche la mia. E bravo Vittorio!
© Carlotta Colombo
Il terreno di gara è completamente privo di neve, quindi i ramponcini per questa volta restano in macchina. E dire che li avevo lucidati per bene, i miei affidabilissimi NORTEC. Pronti via per un primo chilometro (anzi chilometro zero) verso la partenza vera ufficiale al vicino Parco Valentino. Colpi bassi e "tacchettate" si sprecano, e non siamo ancora in gara! Lungo il traverso in salita fin quasi sulla boscosa vetta del Monte Coltignone, massima elevazione del primo anello nonché GPM-gara, ho già il fiatone proprio come un anno fa: tirano tutti quanti come matti!
© Snow Run Resinelli Ufficio Stampa
Mi ripeto di non andare dietro a tutti quelli che mi superano e quando il caso smettere di correre: in salita spesso vai su meglio camminando spedito che non corricchiando pesantemente. In certi casi la fase aerea dell’azione è fin troppo dispendiosa e piena di controindicazioni. Davanti ho un collega che ansima rumorosamente e sbuffa come una ciminiera. Mi guardo intorno come a chiedere agli altri: ma sta male? Lo soffro un po' più del necessario: mi sembra di fare fatica anche per lui!
© Carlotta Colombo
Ci affacciamo sul versante vista lago per un tratto un po’ più facile. Poi però tocca infilare di nuovo le ridotte e più su, incrociando la mulattiera iniziale, tuffarci giù per una “bella” discesona nei prati e… nel fango che quest’anno ha preso il posto della neve. Scene da “Oggi le comiche” non ne mancano: c’è chi si butta già a tutta cercando di superare “in volo” i tratti più scivolosi e chi invece preferisce soppesare ogni singolo passo. Non mi tiro certo indietro ma finisco per fare lo stesso un bel volo, parandolo in qualche modo con le mani: peccato aver dimenticato a casa i guanti! Superato dritto per dritto il larghissimo piano inclinato del Prato della Nave, un paio di svolte secche tra le baite introducono segnano un netto cambiamento di rotta, aprendo un tratto tutto in saliscendi che riporta verso il campo base.
© Snow Run Resinelli Ufficio Stampa
Per quanto mi riguarda è forse il più indigesto di tutta la gara, proprio perché di "rottura" e discontinuo. Oltretutto il terreno scivoloso aumenta la fatica e in certi prati presi di traverso (come quello nei pressi della Madonna dei Faggi) si finisce per slittare inevitabilmente verso valle, avanzando... obliquamente. E dire che io "odio" le campestri! Per fortuna dura poco ed è tempo di… tornare all’inizio di queste righe e alla fine del primo anello.
© Luca Tagliaferri
Raggiunto tra sentierini e mulattiere il gazebo di fianco alla Chiesa del Sacro Cuore mi rendo appunto conto che i primi stanno già raggiungendo il traguardo lì vicino. Passo accanto a Del Pero e alla sua bici, agguanto il casco, lo allaccio e poi via per il secondo giro: più breve, più facile, bello uguale! Lasciate alle spalle le ultime case dei Resinelli, ecco il sentiero che - prima in falsopiano e poi in discesa - gira tutto intorno al Corno del Nibbio, avamposto roccioso della Grigna Meridionale, la popolare "Grignetta" che sbarra a nord l'altopiano dei Resinelli.
© Giacomo Meneghello
Via a zig zag dentro uno spettacolare sentierino nel bosco, che diventa poi mulattiera. Svalichiamo tra alcune case e poi - attraversata la strada asfaltata che sale da Ballabio - affrontiamo la discesa che porta nel fondo di una valletta, risalito il quale si viaggia in falsopiano verso il tratto più caratteristico della gara: la risalita del camino della Miniera Anna, oggi non più attiva e trasformata in museo. Accendo la pila e mi inoltro nel cunicolo, facendo attenzione a non dare zuccate nelle gallerie più basse (è già successo in passato, per fortuna il casco limita i danni). Mi ritrovo a correre - e più spesso a camminare - da solo ma mi capita in qualche passaggio di intravedere il fascio di luce della frontale di chi mi precede e so per certo di offrire lo stesso tipo di riferimento al collega che mi segue in classifica.
© Snow Run Resinelli Ufficio Stampa
Sbucati di nuovo alla luce (si fa per dire, la giornata è grigia e a tratti nebbiosa) c’è un dislivello di almeno un centinaio di metri di foresta da risalire per raggiungere il piano stradale, non distante dal via ufficiale di ormai quasi un’ora a tre quarti fa. Non posso più raggiungere chi mi precede (mi controlla da tempo e in ogni caso ne ha più di me), mentre il mio diretto inseguitore mi sorpassa ma poi - ormai negli ultimi quattrocento metri di gara - rallenta vistosamente causa crampi. Lo raggiungo e lo affianco per chiedergli come va ma quello rilancia e riparte come una furia in contropiede.
© Luca Tagliaferri
A me invece il rallentamento "solidale" costa anche un’ulteriore posizione a vantaggio di un altro collega che mi seguiva al galoppo (ringalluzzito dalla mia incertezza) e che evidentemente pensa che il suo weekend prenda tutta un’altra piega leggendosi stasera 164esimo in classifica piuttosto che 165esimo. Ma siamo in gara e non è finita finché non è finita, quindi ha ragione lui e io so per certo di dover lavorare ancora sulla necessità di restare concentrato e “cattivo” fino a quando la linea del traguardo è dietro le mie spalle. Ci rifletto già negli ultimissimi metri di gara davanti allo speaker Delio Fazzini e all'amico videomaker Andrea Mazzoni.
© Luca Tagliaferri
Riprendo fiato e - solo pochi minuti più tardi, dopo un passaggio alla macchina - mi concedo un bel vin brulé bollente che corre giù per la gola e una porzione di altrettanto bollente polenta taragna tra le mani, alla quale stavo pensando già dalla boa di metà gara. Il bis (della polenta) è dietro l’angolo, la quinta partecipazione alla Snow Run invece è un po’ più lontana: un anno esatto. In mezzo - lo spero bene - tante altre giornate come questa.
© Snow Run Resinelli Ufficio Stampa