Il vero verdetto che esce dalla sfida dello Stadium, paradossalmente, è questo: lo scudetto tornerà a Milano. Un’ottima Juve ha stravinto la sfida, prova a far ripartire una serie positiva che si era momentaneamente interrotta a Cagliari, ma a conti fatti si trova a 10 punti dall’Inter capolista. Troppi per credere ancora in un sogno. Contemporaneamente anche il Napoli rischia con questa sconfitta di dover dire addio al progetto del secondo scudetto consecutivo. Ha appena un punto più della Juventus, 9 in meno dei nerazzurri, un periodo complicato da affrontare con il punto interrogativo della Champions. Per Conte si fa durissima.
Chissà se c’è una relazione tra le parole di Giorgio Chiellini nel prepartita e la prestazione di Jonathan David. Il dirigente bianconero ha chiuso la porta all’arrivo di En-Nesyri (“Il ragazzo non è convinto della formula, quindi in questo momento la trattativa non sta andando a buon fine”) e poco dopo l’attaccante canadese è entrato in campo con un piglio che quasi mai si era visto dall’inizio della stagione. Ha corso come un centrocampista e anche di più, ha lottato su molti palloni e si è fatto trovare pronto quando è arrivata l’occasione per portare in vantaggio la Juventus. Per lui forse la migliore prestazione stagionale, che l’ha portato a ricevere applausi quando è uscito dal campo. Un David così è un’arma potenzialmente decisiva per Luciano Spalletti, almeno in partite contro squadre che se la giocano alla pari. Meno rassicuranti sono se mai le partite contro avversarie che si difendono con ordine (vedi Cagliari): in quel caso un centravanti-apriscatole come il milanista Fullkrug o l’interista Pio Esposito farebbe comodo.
Nel complesso, la Juventus ha dimostrato che la sconfitta di Cagliari è stata semplicemente un incidente di percorso. La bontà del lavoro svolto da Spalletti è sotto gli occhi di tutti. La difesa ha trovato un assetto difficilmente migliorabile, con Bremer che è tornato il muro di sempre, Kalulu che dà sempre una mano preziosa, con Kelly – battezzato troppo presto come “bidone” quando è stato preso da Giuntoli – sempre più a suo agio in questo assetto, che, come è ormai palese, non prevede la presenza di Gatti. In mezzo al campo, Locatelli e Thuram crescono in continuazione e Yildiz mostra con continuità un talento sul quale non c’è molto da discutere. Il tocco sotto che ha portato il 2-0 ne è la dimostrazione.
Il grande cruccio del Napoli era e resta quello di essere arrivato alla fase decisiva della stagione con un organico ridotto ai minimi termini. Antonio Conte è tornato in panchina e la sua presenza è stata visibile, l’atteggiamento della squadra è stato positivo, almeno all'inizio. Mancano gli interpreti, ma ormai è un ritornello che ricorre a ogni uscita ufficiale. Allo Stadium, l’allenatore azzurro è stato costretto a schierare un mancino puro come Gutierrez sulla fascia destra, con ovvie conseguenze. Seconda partita consecutiva da titolare per il giovane Vergara, che oltre alla molta buona volontà ha dimostrato delle qualità che lo stanno trasformando in una realtà importante per questo gruppo.
Alle assenze pesantissime si aggiungono poi le presente appesantite. I giocatori più importanti, soprattutto McTominay e Hojlund, sono costretti a veri e propri tour de force per la mancanza di alternative. La brillantezza in questo periodo non può essere quella di qualche tempo fa, soprattutto quando dall’altra parte ci sono giocatori in grado di limitarne le potenzialità. Se poi anche una certezza assoluta come Juan Jesus inizia a commettere degli errori gravi come quello che ha portato il 2-0 della Juve, allora diventa difficile continuare a coltivare delle speranze, Alla fine Conte ha messo in campo uno schieramento ultraoffensivo schierando anche il nuovo acquisto Giovane. Normalmente l’allenatore salentino si prende i suoi tempi per inserire un nuovo acquisto, stavolta la contingenza lo ha costretto ad andare contro le sue regole non scritte.
Carta definitiva della disperazione l’ingresso di Lukaku con conseguente esordio stagionale. Vista la lunghissima assenza, non poteva essere certo lui a rimettere in corsa una squadra che al di là di qualche errore personale ha messo in campo tutto quello che aveva (tutto quello che le è rimasto) e che in questo momento non è sufficiente per continuare a credere nello scudetto.