la storia

Super Bowl e Mediaset: nel 1981 finalmente la NFL parlò italiano con Mike Bongiorno

Dalla "prima" di Bongiorno al successo degli Oakland Raiders: come il Super Bowl è arrivato in Italia nel 1981 grazie a Mediaset

© Raiders.com

Il Super Bowl è uno degli eventi più conosciuti in campo internazionale. In grado di totalizzare oltre 100 milioni da tutto il mondo, la finale della NFL è approdata in Italia soltanto nel 1981 quando Canale 5 trasmise in diretta per la prima volta la manifestazione consentendo al Bel Paese di conoscere un nuovo sport come il football americano. Sono passati oltre quarant'anni da quel momento, eppure è impossibile dimenticare quella pietra miliare per lo sport in tv nel nostro paese accompagnata da volti notissimi come Mike Bongiorno e Dan Peterson

Immaginate l'Italia dei primi anni Ottanta, un Paese dove il calcio era l'unica religione domenicale e il rugby era ancora un oggetto misterioso per i più. In questo contesto, l'idea di trasmettere un evento come il Super Bowl sembrava quasi una missione spaziale. Eppure, il 25 gennaio 1981, la neonata Canale 5 decise di tentare il colpo grosso, portando per la prima volta nelle case degli italiani la finalissima della NFL. A ripensarci oggi, nell'era dello streaming globale, fa sorridere che quella prima storica diretta tra Oakland Raiders e Philadelphia Eagles fosse un privilegio riservato quasi esclusivamente alla Lombardia, mentre il resto del Paese dovette accontentarsi di una differita il giorno successivo, confidando in un'epoca in cui evitare gli "spoiler" era decisamente più semplice di oggi.

Per far digerire uno sport così complesso a un pubblico abituato a cross e fuorigioco, serviva un mediatore d'eccezione. La scelta cadde su Mike Bongiorno, che non era solo il re dei quiz, ma un uomo che con la cultura americana aveva un legame viscerale. Fu lui a presentare l'anteprima dell'evento, spiegando con pazienza regole che allora sembravano scritte in una lingua aliena. Per la telecronaca vera e propria, invece, si puntò sulla freschezza di Marco Lucchini, giornalista che arrivava dalla Rai ma che vantava una profonda conoscenza del baseball e degli sport d'oltreoceano. Fu una scommessa vinta: quella notte i Raiders si imposero per 27 a 10, ma a vincere fu soprattutto un nuovo modo di intendere lo spettacolo televisivo, capace di trasformare un campo di gioco in un palcoscenico hollywoodiano.

Quell'esordio del 1981 fu solo l'inizio di un'epopea che avrebbe lanciato volti diventati poi iconici. Già dall'anno successivo, il racconto si fece più strutturato con le leggendarie trasferte americane di Rino Tommasi e un giovanissimo Guido Bagatta, inviati direttamente a Detroit per raccontare il trionfo dei 49ers. Erano anni di grandi sperimentazioni, dove le sintesi magistrali di Dan Peterson e le prime analisi di un allora esordiente Flavio Tranquillo iniziavano a formare la prima vera generazione di appassionati italiani di football. Quello che era nato come un esperimento regionale si era trasformato in un appuntamento fisso, capace di dimostrare che anche tra i caschetti e le protezioni della NFL batteva un cuore che l'Italia sportiva era finalmente pronta a scoprire.