L'INTERVISTA

La seconda vita di Edoardo Bove: "Il defibrillatore? Come un telefonino tra le costole"

L'ex Roma e Fiorentina riparte dal Watford: "La scelta giusta per me, qui è come una famiglia"

Già sedersi a parlare con i giornalisti dopo un allenamento sembra un passo enorme gigante, il nuovo mondo di un sopravvissuto. Edoardo Bove è pronto a ripartire dal Watford "non una seconda scelta, ma una sfida, il posto giusto per me dopo un anno molto difficile. Ma questa squadra è come una grande famiglia, grazie anche a un proprietario italiano, Gino Pozzo, e a un direttore tecnico, Nani, che mi tratta come un figlio o un fratello minore". 

Certo, il nuovo inizio non è così semplice. Bove ne parla a Paola De Carolis, del Corriere della Sera. Dice: "Sto bene, sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo". E ancora: "Ho capito come accettare ciò che mi è successo. Ci convivo senza problemi e sono felice di essere qui. All’inizio quando ho cominciato a correre, sei sette mesi fa, quando mi sentivo il cuore che batteva veloce me ne rendevo conto, ci pensavo. È l’aspetto psicologico. È chiaro che dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti. Il defibrillatore ora è parte di me, anche se non gli ho dato un nome... È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle. Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi. Credo che sarebbe peggio avere un problema al ginocchio".

Sembra sereno, Edoardo. Sembra forte anche se ci sono stati anche momenti in cui ha pensato di non poter giocare più...
"Certo. Ci sono momenti così. Puoi solo accettarli. Queste emozioni negative fanno parte di te: ti dici, Edoardo, andiamo avanti, un giorno alla volta, e facciamo del nostro meglio. Devo ringraziare la mia famiglia, e la mia ragazza, che è stata molto importante in questo periodo. È stato un anno difficile ma siamo contenti di come lo abbiamo superato. A volte nella vita arrivano prove che superi e ti fanno sentire meglio. Se tenti di attraversare le difficoltà da solo è complicato. I miei problemi sono stati un evento pubblico, tutti hanno visto cosa mi è successo, ma ognuno di noi ha delle difficoltà. Io le ho superate grazie alle persone che ho attorno".

"Il mio problema si è verificato all’età perfetta - continua -, non ero troppo giovane per capire cosa mi stava successo o troppo anziano per ricominciare. Ho consultato diversi esperti, siamo arrivati alla decisione che posso riprendere a giocare. Mi tengo sotto controllo. Una seconda chance? Con la vita, non solo col calcio. Quando fai il calciatore non ti chiedi mai perché fai questo mestiere, da piccolo sai che stai facendo la cosa più bella al mondo. Quando per un periodo sei costretto a vivere senza, ti manca, ti rendi conto che è una tua vera passione. Continuerò a cercare di riempire la mia vita di cose che mi piace fare".