l'analisi

Punti, gioco e capitali rivalutati: ecco perché Spalletti è l'uomo giusto per il presente e il futuro Juve

In attesa della sfida con il Monaco, è il migliore dei sei allenatori utilizzati dalle quattro squadre italiane in Europa ma la vera vittoria è la ritrovata unità di squadra

di Enzo Palladini

Se qualcuno si chiede ancora se Luciano Spalletti sia l’uomo giusto per il presente e il futuro della Juventus, può tranquillamente togliersi il dubbio. La risposta è: indubbiamente sì. Questione di evidenza dei numeri, ma anche di estetica. La Juve non giocava così bene da tempo, al di là della sterilità offensiva di Cagliari che resta un fatto isolato. È una squadra di calcio, per lunghi periodi non lo è stata.

Passo dopo passo – con un contratto ormai sicuro di essere rinnovato – l’allenatore toscano ha rimesso la chiesa al centro del villaggio, con risultati evidenti sia in campionato che in Champions. La sfida contro il Monaco scriverà la parola definitiva sui prossimi impegni europei ma intanto Lucio è il migliore dei sei allenatori utilizzati dalle squadre italiane in questa edizione del torneo più importante, come possiamo rilevare da questa classifica:

                        G                    V                     N                    P                     PT                   MEDIA

Spalletti       4                     3                     1                     0                     10                   2,50

Palladino     3                     2                     0                     1                       6                   2,00

Juric              4                     2                     1                     1                       7                   1,75

Chivu            7                     4                     0                     3                     12                  1,71

Conte           7                     2                     2                     3                        8                  1,14

Tudor            3                     0                     2                     1                        2                   0,67

L’accesso ai playoff, tutt’altro che scontato dopo l’inizio-shock di Tudor, è un primo passo verso una normalizzazione che la Juventus si augurava quando ha chiamato il nuovo allenatore, puntando anche sul desiderio di rivincita dopo l’avventura disastrosa con la Nazionale. Il lavoro è stato iniziato nel migliore dei modi, adesso deve proseguire così.

Proprio nella differenza tra il lavoro di allenatore e quello di commissario tecnico sta il segreto di questa rinascita. Spalletti è un grande allenatore quando può lavorare giorno dopo giorno sul suo gruppo, mentre la grande scelta che si è trovato davanti quando era a Coverciano non l’ha aiutato in azzurro, così come la scarsa frequentazione con i giocatori.

Al di là dell’aspetto numerico, dei punti conquistati che mettono Spalletti in posizione di estremo vantaggio rispetto ai suoi due predecessori in bianconero, ci sono alcune considerazioni che risultano evidenti guardando una partita.

1. David non è affatto un bidone. Nell’ultimo mese ha segnato tre gol e fornito due assist in campionato, contro un solo gol e un solo assist in tutto il periodo da agosto e fine dicembre. In Champions nelle ultime due partite, due gol e un assist contro lo zero assoluto delle prime quattro. Bisognava lavorarci per adattarlo al calcio italiano e Spalletti lo ha fatto con pazienza. Non si può chiedergli di diventare una prima punta alla Haaland o alla Pio Esposito, ma il suo adesso lo sta facendo.

2. Il centrocampo va a pieni giri. In mezzo al campo, Manuel Locatelli ha ritrovato quella sicurezza e quell’autostima che sembrava aver perso nel periodo buio di Thiago Motta. La sua presenza rassicurante ha fatto bene anche a Thuram, che può sprigionare la sua potenza e la sua tecnica regalando anche momenti di spettacolo. A loro si aggiunge – quando viene impiegato – anche un Miretti rinnovato e finalmente all’altezza della maglia che ha sempre sognato.

3. L’assetto difensivo convince. Molto difficile segnare un gol alla Juventus, considerazione che ai tempi di Motta e Tudor non era mai stata fatta, nonostante il possesso palla esasperato del primo e la vocazione difensiva del secondo. Sarà un po’ per il ritorno di Bremer ai suoi livelli, sarà per il contributo silenzioso e preciso di Kelly, oppure per l’aiuto generoso di Kalulu e Cambiaso, però così funziona tutto bene con rarissime eccezioni.

Adesso si tratta solo di continuare su questa strada, per riportare la Juve dove è sempre stata. Uno sforzo ulteriore in Champions, la ricerca della regolarità in campionato per entrare tra le prime quattro. Presto ci sarà il rinnovo di contratto dell’allenatore, in estate un paio di giocatori li dovrebbe poter scegliere. E allora gli juventini potranno davvero tornare a sognare.