Opinioni

Le supercar sono troppo potenti

I cavalli del motore non dovrebbero essere l'unica qualità di un'automobile sportiva

di Tommaso Marcoli

© Ufficio Stampa| Ferrari 296 Speciale

Non esistono criteri specifici che definiscano l'automobile sportiva. Essa solitamente coincide con la miglior espressione di competenza tecnica a disposizione di un certo marchio che, attraverso la supercar, trasferisce tutta la sua esperienza, a volte accumulata nel motorsport. Una sintesi, dunque, di progettazione, prestazione e passione condivisa. Ma qual è il limite?
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Permettersi una sportiva non è soltanto il sogno degli estimatori dell'automobile, spesso è uno strumento per affermare il proprio status e la propria ricchezza. Per soddisfare tutti i tipi di clientela, i costruttori hanno cominciato ad abbondare di elementi che esulano dal semplice piacere di guida: aumenta la potenza, aumenta il peso, aumenta la tecnologia, aumenta il prezzo. Una dinamica che negli ultimi anni, con l'introduzione dei sistemi ibridi, ha accelerato il proprio ritmo raggiungendo nuove frontiere di esclusività.
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Le sportive di nuova generazione hanno motori che raggiungono i 7/800 CV perché la tecnologia consente un'erogazione e una gestione della potenza precisa e sicura. Il fatto che lo si possa fare - tuttavia - non significa che sia necessariamente la scelta migliore: il rischio è che la vettura diventi fine a se stessa. Valori estremi non sono un amplificatore delle prestazioni a priori, anzi, possono essere un ostacolo. Chi siede al posto di guida vuole vivere un'emozione, senza sentirsi intimidito dalla velocità massima. 

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