Il futuro e Mauro Icardi. Quello di stretta attualità: sarà titolare sabato sera in Udinese-Inter? Quello di medio raggio: è capitano e talvolta non giocatore, ruoli non conciliabili, visto che da capitano -appunto- dovrebbe essere l'esempio per il collettivo, in campo soprattutto. Quello di respiro più largo, verso la prossima estate: se sono vere certe cifre (40 milioni dal City) vale la pena considerare il divorzio, per il bene comune (suo e dell'Inter)?
Domande sparse, intorno alle quali il tormento-Icardi è un tormento tecnico-agonistico. Perché è vero: i 4 gol segnati da Maurito, fin qui, sono pochi, ma è pur sempre il leader dei cannonieri della lista di Mancini, è un dato numerico. Dunque... I veri problemi, però, sono lo spessore del gioco di Icardi, il suo carisma da centravanti, il suo modo di giocare e di essere padrone della scena, di saper osare e di combattere: sono queste le lacune del trimestre alle spalle, questi i motivi che hanno indotto Mancini a discuterne il ruolo fino alla panchina totale con Roma e Genoa, e alla mezza partita di Napoli.
Dicono che Icardi sia scontento, e ci vuole poco per dedurlo. Ma che sia scontento di se stesso, soprattutto, ce lo auguriamo. Perché tocca a lui, e non a Mancini e nemmeno ai compagni, prendere il sentiero della risalita e tornare a sentirsi ed essere Icardi, semplicemente. Col corredo di esperienza che va accumulando, con la sicurezza che va maturando, i prossimi sono 23 anni, è ancora molto giovane, ma è questo il momento del salto di qualità. E anche degli errori, di cui fare tesoro.
L'Inter in zona-scudetto, ad agosto, nessuno se l'aspettava. Icardi capocannoniere la scorsa stagione e oggi più in panchina che in campo, nemmeno. E la zona-mercato che incombe non deve essere vista come minaccia di un addio o di una rottura. Il mercato, piuttosto, è una alternativa per parlare di altro e non della stretta attualità, che vede l'Inter in salute e Icardi in crisi. Di identità. Di se stesso.
Lo scudetto dell'Inter, la crisi di Icardi
Panchina e malessere, ma tocca a Maurito saper risalire, non a Mancini e ai compagni. E quei 40 milioni del calciomercato...
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