Marcheschi: "Lega Pro, serve la svolta"

Il candidato alla presidenza svela il suo progetto

54 anni, fiorentino, una laurea in giurisprudenza, una lunga esperienza nella politica attiva e una smisurata passione per lo sport, in particolare per il calcio. E’ la carta d’identità di Paolo Marcheschi che martedì prossimo si presenterà nel ruolo di outsider per l’elezione del nuovo presidente della Lega Pro, carica ricoperta negli ultimi 18 anni da Mario Macalli. Avversari da battere Raffaele Pagnozzi - commissario della FIGC nel 1996 e rivale di Giovanni Malagò nella corsa al vertice del CONI – e Gabriele Gravina, inserito da anni nei quadri della Federazione. Marcheschi, che ha anche il patentino di allenatore, sente di rappresentare la novità per un ambiente che fatica ad uscire da un momento critico, dopo il commissariamento e l’elenco dei fallimenti societari che si sono susseguiti nelle ultime stagioni.

Nonostante la sua esperienza si considera davvero un outsider?

“Si. Lo sostengo nel paragone con i miei due avversari che rappresentano in qualche modo la tradizione del “palazzo”. La Lega Pro sta vivendo un periodo complicato, culminato con il commissariamento. Io ho fatto da catalizzatore per quei presidenti esasperati dalla situazione di stallo. C’è bisogno di più attenzione per questa realtà che coinvolge importanti bacini d’utenza disseminati su tutto il territorio nazionale e allo stesso tempo deve diventare la Lega Pro ha il dovere di diventare la categoria formativa per i giovani talenti. Un ragazzo della Primavera ha più possibilità di maturare in una competizione di questo livello, magari giocando al fianco di giocatori d’esperienza e di fronte a un pubblico che in alcuni stadi arriva a 10.000 spettatori”.

Tra le sue proposte c’è anche quella di consentire ai club di seria A di schierare la seconda squadra in Lega Pro.

“Certo. In Germania l’iniziativa non ha avuto successo, ma gli esempi di Spagna e Inghilterra dimostrano che la strada è assolutamente praticabile. Pensate a una grande squadra che schiera i ragazzi della Primavera in Lega Pro. Ne trarrebbe beneficio la categoria e allo stesso tempo i giovani calciatori che avrebbero la possibilità di confrontarsi con colleghi adulti, quindi già formati”.

Qual è l’attuale stato di salute della Lega Pro?

“Sul fronte tecnico il livello non si discute. Lo sottolinea l’impresa dell’Alessandria in Coppa Italia, capace di eliminare il Genoa. Ma non dimentichiamo che la scalata alla serie A di Carpi e Frosinone è partita proprio dalla Lega Pro. Il problema semmai è finanziario. E’ mancata in qualche modo la tutela di realtà locali radicate nel territorio. Proprio per questo motivo sono scomparse squadre e la riduzione del nostro campionato a 54 formazioni non ha certo aiutato a generare ricchezza. Ribadisco, la Lega Pro deve essere la “fabbrica dei talenti” e non esclusivamente una scommessa imprenditoria per arrivare in serie B con la speranza di spartirsi una quota dei diritti televisivi”.

Recentemente ha ricoperto il ruolo di sub commissario della Lega Pro, che tipo di attività ha svolto?

“La mia delega era circoscritta all'attività agonistica, alla composizione dei gironi e l'avvio del campionato. Date le numerose sentenza della giustizia sportiva, vi assicuro che quest'anno è stato l'anno più difficile dalla nascita della Lega Pro. Nei pochi mesi che ho avuto, ho inoltre lanciato il progetto' Slo' e rilanciato il progetto “Integrity Tour”, un viaggio che ci ha portato tra le varie società per sensibilizzare i giovani calciatori sulla piaga delle scommesse. Pensate che molti di loro non sapevano nemmeno che ai tesserati è vietato effettuare anche puntate legali. Insomma è stata un’iniziativa utile, anche se il lavoro da fare è ancora tanto in tutte le categorie della nostra disciplina, soprattutto sul fronte degli accordi tra le squadre per un risultato che faccia comodo ad entrambe. Situazioni che tradiscono lo spirito del calcio e dello sport in generale”.