L'ANALISI

Lo chiamavano "inadeguato": Chivu in 50 partite ha conquistato l'Inter e gli interisti

Primato in classifica e qualificazione per i playoff di Champions, obiettivi importanti per una squadra che sembrava persa dopo l'addio di Simone Inzaghi

di Enzo Palladini

Cristian Chivu ha tagliato il traguardo delle 50 panchine totali. Curioso, vero? Dietro di lui ci sono allenatori che ne hanno collezionate centinaia, hanno gestito campioni e vinto scudetti. Chivu ha come impresa della vita finora una salvezza con il Parma eppure adesso si trova lì, con la prospettiva di lottare per lo scudetto con Milan e Napoli, con la consapevolezza di avere una squadra in grado di raggiungerlo, quel traguardo. Per lui sarebbe un record: primo titolo al primo anno intero da allenatore.

È vero, ci sono ancora dei difetti (suoi e della squadra) che Chivu deve limare. C’è quella tendenza a distrarsi nei minuti finali della partita che ogni tanto torna ad affiorare. Ma esisteva anche un anno fa. C’è poi la sofferenza indicibile degli scontri diretti, vedi sconfitte contro Juventus, Napoli e Milan. Ma questo era un limite della squadra anche con Simone Inzaghi in panchina in una stagione – quella scorsa – che nella fase finale si è trasformata da sogno a incubo. Tutto vero, ma non dimentichiamo mai quel dato: 50 partite. Quando saranno 70, probabilmente qualche soluzione a questi problemi sarà stata trovata.

“Non è adatto”, tuonavano i disfattisti l’estate scorsa, quando Simone Inzaghi disse un addio (forse atteso) il giorno dopo la rovinosa sconfitta nella finale di Champions League. C’era Fabregas in pole position, c’era il fascino dell’ex campione e della sua idea rivoluzionaria di calcio. Piaceva a tutti. Il presidente Marotta e il diesse Ausilio hanno capito subito che con la ricca proprietà del Como non c’era niente da fare. Hanno avuto coraggio, hanno puntato su un vero cuore interista. L’hanno mandato allo sbaraglio al Mondiale per club, con una squadra stracotta che invece ha fatto una figura dignitosa. E adesso sono primi in classifica.

Su un argomento, Chivu ha conquistato tutti, nemici compresi: l’immagine. Piace il mondo in cui parla, la pacatezza che mette in ogni sua espressione, l’educazione che esprime in ogni momento della sua vita professionale. E poi la proprietà di linguaggio: vero che viene da un Paese in cui si parla una lingua neolatina, ma è pur sempre nato in Romania e cresciuto in Olanda. Le sue risposte hanno sempre quel quid di imprevedibilità che incuriosisce e che porta ad ascoltare anche la risposta successiva.

Dal risiko del giugno scorso si può dire che abbiano guadagnato tutti. L’Inter ha trovato un allenatore che può provare ad aprire un ciclo senza aver rivoluzionato una squadra apparentemente spremuta fino all’ultima goccia. Il Como ha mantenuto il suo profeta, gli ha costruito una squadra a sua immagine e somiglianza e adesso può sognare a pieno titolo la qualificazione per l’Europa. L’Al-Hilal ha disputato un ottimo Mondiale per club e sta volando nel campionato arabo. E vissero tutti felici e contenti.

Tornando al dato portante di questo ragionamento, le 50 panchine di Chivu risultano così suddivise: 36 in Serie A, 8 in Champions League, 4 al Mondiale per Club, 1 in Coppa Italia e 1 in Supercoppa Italiana. Gennaio era stato dipinto come un mese terribile per l’Inter, è finito con un primato in classifica e con una sola sconfitta, quella contro la corazzata Arsenal, che non ha impedito la qualificazione per i playoff di Champions (i primi 8 posti erano stati se mai compromessi in dicembre). Ora c’è febbraio che inizia con le stesse premesse, ma Chivu (eletto miglior allenatore del mese di gennaio dalla Lega Serie A) sembra pronto ad affrontarlo come sa.