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Così una Mercedes rossa fece nascere Air Jordan

Michael Jordan chiese un'auto tedesca per firmare l'accordo che creò un mito

di Tommaso Marcoli

© Foto da web

Esiste un prima e un dopo Michael Jordan. Quando il 26 ottobre 1984 debuttò in NBA, nessuno avrebbe pensato che il ragazzo del Nord Carolina sarebbe diventato non soltanto il più grande giocatore di basket della storia, ma anche il primo vero atleta mediatico. Lo sport, attraverso i suoi inverosimili gesti atletici, divenne spettacolo nel senso più americano del termine: entertainment. E pensare che tutto ebbe inizio da una Mercedes 380SL rossa.

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Origini
A metà anni '80 la Nike era un'azienda di scarpe da corsa in crisi d'identità. La sua scarsa desiderabilità convinse l'ufficio vendite a iniziare a esplorare altri sport dove potersi distinguere. Il basket fu un approdo naturale considerando che da tempo Nike forniva attrezzatura alle squadre universitarie. A Beaverton decisero di destinare il budget di 500 mila dollari a diversi atleti NBA ma il draft del 1984 cambiò per sempre la storia delle sponsorizzazioni sportive.
Intuito
Sonny Vaccaro - Direttore marketing Nike - convinse l'azienda a investire tutto su un promettente 21enne: Michael Jeffrey Jordan. Intuì che dietro il gesto atletico c'era un'icona popolare che avrebbe potuto cambiare il modo di comunicare lo sport. Peccato che Jordan non avesse minimamente preso in considerazione Nike; fu l'intervento della madre - Deloris - a convincerlo a raggiungere l'Oregon per ascoltare l'offerta.
L'accordo
Al tavolo delle trattative fu proposta la costruzione di una linea - un inedito assoluto - su misura per l'atleta. Una soluzione che attirò l'interesse della famiglia, ma affinché il marchio Air Jordan potesse nascere, il diretto interessato chiese come bonus una Mercedes 380SL rossa. Affare fatto: Michael ottenne l'auto, Nike il suo atleta. Il primo anno furono vendute scarpe per un valore di 126 milioni di dollari, l'obiettivo era di generarne 3 in 3 anni. Oggi il sottomarchio genera 7 miliardi di dollari, tutto grazie a un'auto che ne valeva appena 40 mila.

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