L'auto elettrica in Europa sta dimostrandosi una discussione senza fine. Tra smentite, revisioni, cambi di programma e riorganizzazioni strategiche, tanto le aziende quanto la politica vivono nella continua incertezza e indecisione su cosa fare e come farlo. D'altronde lo scontro con la realtà di mercato è stato severo - brutale - per molti, con conseguenze ancora da valutare sull'industria e sul suo indotto. Eppure i "fedelissimi" dell'ideologia elettrica tengono duro, e lanciano l'allarme.
Rischio 50%
La lobby T&E - tra i principali ideatori del "2035" - sostiene che vi sia un rischio (per loro) che anche dopo il 2035 le automobili con motore a combustione rappresentino fino al 50% delle nuove immatricolazioni. Un monito che arriva da un gruppo che sta vedendo ridimensionata la sua influenza in Europa: a dicembre la Commissione ha proposto una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 entro il 2035 invece di un azzeramento totale per le nuove auto e furgoni. Cancellando di fatto il precedente divieto.
Cambia tutto
La pressione esercitata dall'industria dell'auto - in forte difficoltà - ha vinto sull'idealismo green. T&E ha criticato questa decisione definendola "la più grande marcia indietro dell’UE" e in un rapporto pubblicato di recente, stima che (senza ulteriori correzioni) le emissioni inquinanti delle automobili sarebbero più alte del 10% tra il 2025 e il 2050 rispetto a quanto previsto dalle attuali norme più restrittive. Insomma, il blocco - imposto - completo dei motori a combustione non sembra più percorribile. Sarà il mercato a decidere.
Strategie
Il 2035 non sarà tutto elettrico
T&E avverte che fino al 50% delle nuove immatricolazioni potrebbe essere rappresentato da auto con motore a combustione
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