Rudy Garcia resta sulla panchina della Roma, Sinisa Mihajlovic su quella del Milan. Con stati d'animo differenti.
Garcia a testa (quasi) bassa sbuffa e lamenta il secondo tempo triste e malinconico dei suoi e suo, sa che la crisi rimane e pensa al giorno dopo. L'ombra di un sostituto, Spalletti o chi per lui, rimane sospesa sui destini immediati del tecnico francese e l'involuzione romanista resta quella che è, palese ed evidente e sarà dura uscirne.
Mihajlovic a testa (quasi) alta reclama la risalita del suo Milan fra il primo e il secondo tempo dopo un avvio da disperarsi, vede il bicchiere mezzo pieno e forse anche un poco di più, probabile che il gruppo rossonero stia meno peggio di quello romanista e però la crisi del suo Milan rimane, i gol sbagliati non sono una dannazione che arriva dal cielo e l'idea di una panchina più solida dopo l'1-1 dell'Olimpico è un'idea -crediamo- sbagliata: la panchina di Miha rimane in sospeso, come quella di Garcia.
La sintesi estrema dei due pistoleri che hanno evitato di prendere, con cura, la mira salvandosi è un po' brutale ed estrema, se l'è inventata Miha alla vigilia e forse se ne è pentito, sono due colleghi che si stimano e sanno come va il mondo, e sono perdipiù molto consapevoli di quanto accade dentro e attorno a loro.
Il pareggio dell'Olimpico è una sottile barriera, che non è giusto abbattere e nemmeno considerare per quello che non è (ovvero una barriera solida). Per Silvio Berlusconi e James Pallotta il tema-panchina rimane intatto, captare segnali di conforto dopo questa partita sarebbe sbagliato. E ogni partita, a questo punto, diventa un esame quasi estremo: per il Milan la Coppa Italia col Carpi e alla prossima la Fiorentina a San Siro. Per la Roma la "comoda" gara casalinga col Verona.
Garcia e Mihajlovic e l'enigma panchine irrisolto
Dopo l'1-1 dell'Olimpico e gli stati d'animo differenti dei due tecnici. Ma non delle due società
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