Dati

L'America di Trump perde 200 mila operai

Il settore manifatturiero sembra essere entrato in una crisi strutturale. Il comparto automotive è tra i più esposti

di Tommaso Marcoli

© Getty Images

Fare e disfare: l'attività preferita di Donald Trump. In poco più di un anno di presidenza effettiva, l'istrionico e stravagante immobiliarista di New York ha cambiato idea tante volte da averne ormai perso il conto. Tra promesse mai mantenute e molte altre disattese, lo smacco più grave è aver tradito la fiducia degli elettori sulla reindustrializzazione degli Stati Uniti. 
Perché mancano operai?
I dati sul mercato del lavoro collezionati dal 2023 ad agosto 2025 (quindi i primi 8 mesi del Trump Bis) confermano la tendenza: gli USA hanno perso 200 mila operai. Eppure, la nuova "epoca dell'oro" annunciata dal 47esimo Presidente sarebbe coincisa con un incremento della produzione manifatturiera sul suolo Americano. L'imposizione dei dazi - infatti - avrebbe dovuto favorire investimenti locali, costruendo fabbriche e assumendo nuovo personale. La realtà, come spesso accade, è più complessa della teoria.
Automazione
Le aziende che si sono effettivamente insediate lo hanno fatto con impianti fortemente automatizzati. L'industria automobilistica è la perfetta rappresentazione di questo collo di bottiglia industriale. Negli anni '90, gli impiegati in questo settore erano 1,3 milioni; oggi sono meno di 900 mila sebbene la produzione non sia crollata in modo proporzionale. Si è invece evoluta e le nuove fabbriche di auto elettriche impiegano dal 30% al 40% di personale in meno. Il tema salari non è secondario: un operaio specializzato prende - almeno - 30 dollari l'ora negli USA contro gli 8-9 dollari dei messicani. Delocalizzare conviene ancora.
Cultura
Attualmente ci sono il doppio delle offerte di lavoro nella manifattura rispetto alla metà degli anni 2000, in rapporto all’occupazione. La domanda c'è, manca l'offerta. Sono sempre meno i giovani disposti a lavorare in fabbrica, sebbene gli stipendi offerti a operai specializzati nel settore automobilistico siano di gran lunga sopra la media nazionale. Fino a 100 mila dollari l'anno per operatori CNC e saldatori. Parliamo di una crisi strutturale dove la cultura blue-collar è stata sostituita dall'istruzione universitaria. Serve ricostruire una base industriale che legittimi - soprattutto - socialmente il lavoro dell'operaio. Un problema che i dazi non possono risolvere.

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