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Stellantis: il cambio di strategia costa 22 miliardi

La transizione energetica è stata sovrastimata e il Gruppo deve ora ripensare il piano industriale

di Redazione Drive Up

© Getty Images

I numeri pubblicati con i risultati annuali segnano uno spartiacque. Stellantis mette nero su bianco il costo di una strategia che ha anticipato domanda e tempi della transizione elettrica, pagando oggi il prezzo di investimenti, piattaforme e prodotti non allineati al mercato. La “reimpostazione” voluta dal nuovo amministratore delegato Antonio Filosa parte da qui: riconoscere l’errore e assorbirne l’impatto.
La stangata da 22 miliardi
Gli oneri complessivi ammontano a 22,2 miliardi di euro, con effetti immediati sui conti: ricavi scesi a 78–80 miliardi, risultato operativo negativo fino a -1,5 miliardi e una perdita netta compresa tra 19 e 21 miliardi. Il cuore della svalutazione è nella transizione elettrica: 14,7 miliardi legati al riallineamento dei piani di prodotto e alle aspettative drasticamente ridotte sui modelli Bev. Dentro ci sono cancellazioni eccellenti (come il Ram 1500 elettrico), 6 miliardi di piattaforme ridimensionate e 2,1 miliardi di supply chain elettrica da ridurre. A questo si sommano 5,4 miliardi per criticità operative e qualità, più tagli alla forza lavoro in Europa.
Il prezzo dell’anticipo
La fotografia che emerge è quella di una transizione spinta troppo in avanti rispetto alle preferenze reali dei clienti. Stellantis lo ammette apertamente: il ritmo dell’elettrificazione è stato sovrastimato, generando sovracapacità, prodotti non redditizi e un drenaggio di cassa (fino a -2,5 miliardi). Le conseguenze arrivano anche per gli azionisti, con il dividendo 2026 cancellato. Il cambio di passo passa ora da motorizzazioni più ampie, investimenti mirati e modelli capaci di fare volumi. Ma il conto della transizione, per ora, è tutto sul tavolo.

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