Opinioni

Perché le auto non dovrebbero rinunciare al proprio stemma

Dalle rivoluzioni grafiche di Dacia e Skoda alla scelta razionale di Volvo, il settore automotive sta sacrificando l'araldica sull’altare del minimalismo

di Tommaso Marcoli

© Foto da web

C’era un tempo in cui il "muso" dell’automobile non aveva bisogno di sottotitoli. Bastava un’occhiata distratta nello specchietto retrovisore per riconoscere un’identità scolpita nel metallo. Oggi quel linguaggio fatto di simboli e allegorie sta sbiadendo sotto i colpi della tendenza "lettering". Le case automobilistiche stanno ammainando le proprie bandiere araldiche per sostituirle con il nome del marchio scritto per esteso in caratteri lineari e sottili. Ma un’auto non è lo schermo di uno smartphone e questa corsa all’omologazione estetica nasconde un’insidia profonda.
Dal totem al font
Dacia ha cambiato il vecchio scudo, che evocava solidità e radici territoriali, con un logo "link" che sembra quasi un carattere digitale, un ponte geometrico che strizza l’occhio al mondo del design tecnologico ma perde la forza rassicurante del simbolo classico. Similmente, Skoda ha intrapreso una strada in cui la celebre "freccia alata" viene progressivamente messa in ombra dalla scritta "SKODA" a caratteri cubitali. Sebbene l’obiettivo sia quello di apparire più moderni e "premium", il rischio è quello di scivolare verso un’estetica generica. Il simbolo è un totem che evoca una storia; la scritta è un’istruzione che si limita a identificare un prodotto.
L'illusione della modernità
Anche un colosso del design come Volvo ha abbracciato questa filosofia, puntando sempre più su un lettering essenziale che domina i portelloni posteriori e persino i volanti. Se da un lato questa scelta si sposa con il minimalismo scandinavo, dall'altro solleva un interrogativo sulla sopravvivenza del carattere distintivo. Anche Fiat con sulla Grande Panda ha sostituito il suo scudo rosso. Un’auto che rinuncia al proprio stemma per conformarsi a un trend globale sta togliendo dignità al proprio nome e alla propria storia. I quali - al contrario - sono unici e non replicabili. 

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