Un protezionismo a metà. L'imposizione dei dazi alle automobili d'importazione cinese avrebbero dovuto ridurne l'afflusso in Europa. Un divieto che riguardava il prodotto, non i capitali, e così la Cina ha investito le sue risorse per costruire fabbriche dove produrre vetture per il mercato locale. Dazi aggirati e spauracchio per i "nostri" marchi storici. Tra i Paesi più ricettivi, la Spagna è il luogo dove l'auto "Made in China" ha trovato le condizioni ideali per crescere e prosperare.
Tocca a Chery
Il Gruppo Chery ha dichiarato che inizierà la costruzione di vetture in Spagna il "prima possibile". I piani d'azione iniziali prevedevano un avvio delle attività entro fine 2024 a Barcellona. L'insediamento non è stato costruito da zero: si tratta di una riqualificazione di un impianto Nissan e conferma lo stretto legame tra il Governo spagnolo e cinese. L'obiettivo di Madrid - mai nascosto - è quello di diventare il secondo Paese costruttore di automobili in Europa nel prossimo decennio.
Due SUV con vista Oceano
Quando operative, dalle catene di montaggio usciranno i SUV Omoda 5 e Jaecoo 7 sia in versione elettrica sia con motore a combustione. Partendo dalla Spagna, Chery punta non soltanto al mercato europeo ma anche - forse soprattutto - a quello sudamericano. La penisola Iberica diventerebbe dunque una piattaforma per l'esportazione di veicoli cinesi con vista Oceano Atlantico. Entro il 2029 la produzione raggiungerà le 150 mila unità l'anno, facendo di Barcellona il primo polo per importanza fuori dalla Cina.
Industria
Una Spagna sempre più "Made in China"
Il Gruppo cinese Chery inizierà la produzione di automobili entro fine anno
© Ufficio Stampa
Continua a leggere su sportmediaset