INTERVISTA ESCLUSIVA

Juan Jesus mette il Como nel mirino: "Coppa Italia importante, un trofeo cui ambire"

Il difensore del Napoli in esclusiva al nostro Carlo Landoni: "Como riposato? Giochiamo in casa e dobbiamo vincere"

di Carlo Landoni

Juan Jesus ha parlato in esclusiva con il nostro Carlo Landoni in vista della sfida di Coppa Italia contro il Como (diretta su Italia 1 alle ore 21).

Avete vinto la Supercoppa, dovesse arrivare anche la Coppa Italia come definiresti la stagione?
Una stagione importante, da quando abbiamo iniziato il Napoli deve provare ad arrivare fino in fondo a tutte le competizioni. Siamo usciti presto dalla Champions League, ma servirà d’esperienza per le prossime volte e la Coppa Italia è un trofeo cui ambire perché è importante per la società e per noi calciatori. Parlo anche per me che sono arrivato in semifinale con l’Inter. Ho vinto una Supercoppa e due scudetti, mi manca la Coppa Italia. Faremo il massimo per arrivare a questo obiettivo.

Il Como non ha giocato in questo turno. È un vantaggio per il Como o una bizza del calendario visto che avrebbero dovuto giocare a Perth e poi non sono andati in Australia?
Loro sono più riposati, arrivano più freschi, ma il calcio è 11 contro 11, loro giocano a casa nostra, noi dobbiamo fare la nostra partita. Siamo il Napoli e con tutto il rispetto per il Como che ha una buonissima squadra e un grandissimo allenatore, noi dobbiamo fare la nostra partita stanchi o non stanchi. Conta vincere anche 1-0 o 2-0, anche su rigore, l’importante è passare il turno e giocare la semifinale che sarà una bella sfida.

Antonio Conte dice che adesso non ha senso parlare di scudetto, ma questo mese con gli impegni in Champions League dell’Inter può rilanciare il Napoli per il campionato?
Siamo distanti se parliamo di matematica. Ci proviamo, vediamo dove arriviamo, loro hanno più impegni di noi, sprecheranno più energie, noi dobbiamo sperare in un passo falso loro, non dipende solo da noi. Noi dobbiamo fare il nostro dovere, vincere le partite e vedere a fine marzo inizio aprile come siamo messi con i punti, perché anche per loro a marzo avranno partite difficile e scontri diretti, ma noi dobbiamo vincere le nostre partite e poi vedremo cosa dirà la matematica.

La speranza c’è?
Certamente, noi siamo i campioni d’Italia, dobbiamo difendere lo scudetto fino all’ultima partita, sino a quando la matematica ce lo permette.

Vorrei parlare di tre brasiliani, il primo sei tu. Sei una certezza, speri nella chiamata di Ancelotti per giocare con il Brasile il Mondiale?
Sto facendo il mio percorso a Napoli, quest’anno in tute le partite che ho giocato ho dimostrato di essere un calciatore valido. Poi la gente parla della mia età, per me l’età è solo un numero. Poi la gente dice che Conte mi ha rispolverato, io ringrazio il mister che mi ha dato tanto a livello fisico, ma ci tengo a dire che mi sono rispolverato un po’ da solo perché quando ho avuto l’occasione di giocare l’anno scorso, visto che non giocavo dalla prima giornata a Verona, ho giocato poi a Genova a dicembre quando Buongiorno si è fatto male. Mi sono fatto trovare pronto e ho dimostrato chi ero l’anno scorso, quest’anno ho cominciato un buon campionato, faccio le mie partite. Poi se arriverà la chiamata del Brasile sarò pronto a difendere la mia nazione. Ho fatto tutto il settore giovanile, sono stato capitano, ho disputato le Olimpiadi, mi manca questa chiamata. Non é una cosa che dico se non vado mi dispiace, ma se vado sono contento.

Ci descrivi Alisson Santos e Giovane?
Alisson nonostante l’età è un ragazzo che ha giocato nello Sporting Lisbona, è molto rapido, tecnico, quindi ci darà una mano. Non dico che è simile a David Neres, però si avvicina un po’. Gio, lo chiamo così, è tecnico, è molto potente a livello fisico. Ha ritmi alti, corre tanto, spende molte energie, è uno adatto a quello che chiede il mister. Sono due ragazzi che ci daranno una mano, si stanno ambientando, sono ragazzi bravi e faranno bene.

Buongiorno come sta dopo Genova, si è ripreso?
Lui non si deve scusare di nulla perché noi difensori siamo più esposti a uno sbaglio e se sbagli succede un casino. Se sbaglia l’attaccante dieci gol nessuno dice niente, basta che ne faccia uno ed è a posto. Il nostro lavoro di difensori è più difficile, ma Buongiorno è un ragazzo con la testa sulle spalle. Ha capito che può succedere una serata così, è capitato anche a me. Ho 18 anni di carriera, di cavolate no ho fatte. Siamo esseri umani e la gente deve capirlo. E' un ragazzo, ha 25 anni, sta facendo la sua carriera. Ci sta di sbagliare, di avere un periodo difficile come abbiamo tutti nella nostra carriera che uno sia dottore, avvocato, calciatore. Il calcio è così popolare che anche la gente vuole dire la sua. Buongiorno è un ragazzo perbene, in campo dà tanto e conta questo. Sbagliare o meno, sbagliamo tutti.

Facciamo un passo indietro e torniamo alla vittoria di Genova. L'esultanza dopo il 3-2 di Hojlund, Contini che porta a esultare Buongiorno con la squadra, il tuo messaggio social sono esempi di un gruppo straordinariamente forte?
Si, sicuramente anche perché a me non piace aggrapparmi alle difficoltà, noi sappiamo la stagione che stiamo facendo, grazie al gruppo, allo staff, al mister, nelle difficoltà il gruppo sta tenendo botta e molto bene. La partita a Genova si era complicata, sapevamo delle difficoltà della squadra e dello stadio, come prepara le partite De Rossi che è un amico, quindi abbiamo risposto e bene. Abbiamo approfittato delle opportunità e lì si é visto un gruppo solido, forte che nelle difficoltà comunque c’è.

Sul rigore si è discusso molto. De Rossi ha detto che non si riconosce più in questo calcio. Siccome anche il Napoli è finito in mezzo a certi episodi particolari ti chiedo se ti riconosci o no in questo calcio tecnologico dominato dal Var?
Ho vissuto due epoche diversi di calcio, come De Rossi. Sono in Italia da 15 anni, ho vissuto l’epoca in cui c’era l’arbitro di porta. Se ė una cosa che serve per migliorare e dare una mano all’arbitro a sbagliare meno ben venga. Però da quello che vede c’è sempre discussione su tutto, su un rigore, su una punizione, su un giallo, su un rosso, sappiamo che l’arbitro é un essere umano, io preferivo le domeniche quando si discuteva se si poteva fare meglio o peggio, se il guardalinee ha sbagliato di un metro più o meno. Se serve a migliorare il calcio ok, a oggi non vedo un miglioramento su niente, si discute, si fa polemica e basta, e vale sia per noi sia per tutte le squadre. Penso che abbiamo fatto un passo indietro invece che in avanti.

Con il Var si invoca l’uniformità...
C’è confusione, se c’è una linea va seguita, altrimenti si lasci come prima, si lasci lo spazio a un essere umano di sbagliare che sia guardalinee, o arbitro, o anche noi. Mi ricordo il fallo mio di mano contro il Lecce, lì non posso far niente, il mio braccio è dentro, non c’è nessun avversario dietro di me, la palla mi sfiora il dito, rigore. Perché loro, gli arbitri guardano il fermo immagine e danno rigore perché la palla ha toccato la mano. Quindi se si deve trasformare in confusione, come ultimamente purtroppo sta diventando, diventa difficile per tutto, nel senso di essere ancora appassionati del calcio. Anche io ho sentito quello che ha detto De Rossi, ci dispiace, lui non sa come allenarsi, magari uno si allena a tirare la palla sulla mano dell’avversario ed è rigore. Quindi diventa un brutto sport, io ho vissuto il calcio in cui si entrava non di cattiveria, ho giocato con Chiellini, Barzagli, Bonucci, ho avuto il piacere di giocare con Samuel, Chivu, Lucio, erano tutti difensori fisici e di contatto. Se giocavano oggi giocavano una partita sì è una no. 

Quanto è difficile fare il difensore con queste regole?
Difficile perché il nostro lavoro è difendere, non vedo in Serie A giocatori, non voglio dire cattivi, ma negli anni 90 c’era più libertà. C’era più cattiveria, più gomitate, più entrate forti, se vado a vedere Di Canio o in Inghilterra quando giocava Stam, era più calcio, era più bello da vedere. Nessuna si lamentava, ho visto un video di Totti e Nesta che si appiccicavano, ma il calcio è questo. Poi adesso basta che tocchi uno che vola 10 volte, c’è magari un contatto più forte perché il difensore, a meno che non sei un Thuram, Bonny, Lukaku che sono calciatori fisici, ovviamente se lo tocchi vola di 10 metri e condiziona l’arbitro a sbagliare. Posso fare riferimento a Parma-Bologna, un difensore salta, prendi Castro con il braccio, allora noi difensori dobbiamo saltare come sagome. Non esiste perché è un movimento naturale saltare. Per noi difensori é sempre più complicato, tra le mani e il contatto che deve essere più morbido, diventa un calcio finto diciamo così.