MILANO-CORTINA 2026

Lo trovò morto nella sua stanza, il norvegese Botn 'regala' la medaglia d'oro a Bakken

Piangono tutti sotto la bandiera norvegese perché quel groppo in gola se lo portavano dentro da prima di Natale. E quel grido liberatorio sul traguardo di Johan-Olav Botn, con i pugni chiusi e le braccia al cielo invocando il nome del suo amico, non era solo per cancellare la fatica fisica e nervosa che lo ha portato a una insperata medaglia d'oro, ma anche per stemperare lo shock e il panico vissuti in quel 23 dicembre di lacrime e lutto. I Giochi sanno regalare belle favole come quella scritta sulla neve di Anterselva dal 24enne biathleta di Starheim, nuovo campione olimpico nei 20 km individuali ai Giochi di Milano Cortina.

Fu lui a trovare senza vita in una camera d'albergo di Passo Lavazè, valico alpino del comune di Varena, in provincia di Trento, il compagno di nazionale e amico Sivert Guttorm Bakken. Era esamine con indosso una maschera per l'ossigeno da altitudine sempre più diffusa tra gli atleti, la Elevation Training Mask (Etm), dispositivo che riduce il passaggio di ossigeno alla bocca fino a 6-10 volte per simulare l'alta quota e, secondo i produttori, migliorare capacità respiratoria, polmonare e resistenza. 

Botn raccontò di aver cercato subito di aiutarlo, allertando immediatamente i soccorsi. E confessò agli amici e anche al team che quelle immagini dolorose rimarranno con lui per sempre. Non solo descrisse il periodo successivo come estremamente complicato, parlando di un 'Natale difficile' ma a causa del forte trauma, Botn mise in discussione la sua stessa partecipazione alle gare successive (saltò la tappa di Ruhpolding) e anche ai Giochi. Quando ha tagliato il traguardo olimpico di Anterselva beffando uno dei principali favoriti, il francese Eric Perrot, ha iniziato a pronunciare il nome di Sivert, abbracciando tutti sulla neve, non riuscendo a credere al regalo che gli ha offerto il destino.

"Volevo che tutti i tiri dal poligono fossero fatti bene e quando al quarto passaggio non ho sbagliato neanche un colpo il mio pensiero è andato al mio amico Sivert. Ho sentito che stavo gareggiando con lui. È un grande sogno", è stato il suo commento a fine gara dopo essersi asciugato le lacrime. "Durante l'ultimo giro non ho quasi pensato a me. I pensieri e le emozioni per Sivert sono arrivati subito dopo l'ultima serie di tiro", ha raccontato poi alla tv tedesca Zdf. "L'anno scorso ci siamo allenati insieme quasi ogni giorno, per entrambi era un grande sogno diventare campioni olimpici qui. Ho avuto la sensazione di aver percorso l'ultimo giro insieme a lui e spero che ci guardi da lassù e sia orgoglioso di me".

A piangere con lui anche il compagno di squadra, Sturla Holm Laegreid, giunto terzo, felice per il podio ma anche per aver onorato al meglio la memoria di quel compagno di allenamento. "Sono state per settimane dentro un ottovolante emotivo, ma sta migliorando ogni giorno. Inizi a pensare a tutto, a mettere in discussione le cose. Mi sono sentito impotente", rivelò Botn in quei giorni 'difficili'. Una medaglia d'oro quantomeno lo aiuterà a superare il trauma anche se non basterà a dimenticare quel 23 dicembre.