Gol (26 in 9 partite), polemiche (infinite quelle post Inter-Juventus) e spettacolo: la 25esima di campionato (che si chiude stasera con Cagliari-Lecce) ha regalato emozioni solo in parte oscurate dalle medaglie azzurre ai Giochi invernali. A Napoli la doppietta di Malen conferma la bontà della scelta degli uomini mercato giallorossi: l’olandese è un rullo compressore (5 gol in 5 partite, per un totale di 391 minuti alla stupefacente media di una rete ogni 78 minuti). Ma anche Alisson Santos (che firma il 2-2 finale dodici minuti dopo il suo ingresso in campo) si è rivelato scelta felice per il Napoli. Il pareggio del Maradona lascia praticamente invariata la lotta Champions: Napoli a 50 punti, Roma a 47 e Juventus a 46 sprinteranno fino alla fine per gli altri due posti (dando già per acquisiti i pass delle milanesi) con l’Atalanta che, a quota 42, gode peraltro di ottima salute (6 vittorie e 2 pareggi nell’anno solare 2026).
PRIMATO & DISTACCHI – Dopo 25 giornate l’Inter ha oggi 61 punti: 5 in meno dei 66 che aveva raccolto nella stagione 2023-24 della Doppia Stella, 2 in più rispetto allo scudetto targato Conte del 2020-21. Chivu insomma è in perfetta media scudetto. I punti di vantaggio sul Milan di Allegri sono 8 ma potenzialmente potrebbero ridursi a 5 dopo il recupero che i rossoneri giocheranno mercoledì sera contro il Como (proprio quando i nerazzurri saranno impegnati in Norvegia nell’andata del playoff di Champions). Inzaghi due anni fa vantava ben 12 lunghezze di margine sulla Juventus seconda in classifica mentre Conte a questo punto del torneo cinque stagioni orsono aveva 6 punti in più del Milan.
RITARDI – A proposito di confronti: dovesse battere mercoledì il Como, il Milan salirebbe a quota 56, un punto in più dopo 25 giornate rispetto al bottino che consentì poi a Pioli di vincere il titolo nel 2021-22. I numeri di Allegri fin qui sono decisamente superiori alle più rosee aspettative. Imbattibilità fuori casa e striscia di 24 giornate senza sconfitte quelli più significativi. Ci si domanda a questo punto come può essere il rush finale rossonero quando verosimilmente torneranno a totale disposizione i due grandi assenti di questa prima parte di 2026: Leao e Pulisic. Il 10 portoghese ha lasciato la sua firma nell’anno nuovo nel successo di Cagliari e nel pareggio casalingo contro il Genoa. Ma da quella sera (8 gennaio) non ha più segnato per un mini-digiuno di 273 minuti. Più lunga l’astinenza dell’americano, a secco da 329 e mai in gol nel 2026 visto che l’ultima sua esultanza (la rete che ha aperto il 3-0 sul Verona) è datata 28 dicembre.
RIMPIANTO – Al netto delle sacrosante recriminazioni per l’espulsione di Kalulu, la Juventus con il ko di San Siro vede svanire le pur ridottissime speranze scudetto e complicarsi la corsa al quarto posto. Si avvicina però il rientro di Dusan Vlahovic. Criticato quando è in campo, l’attaccante serbo è maggiormente rimpianto quando è assente. Dal giorno dell’infortunio, il 29 novembre scorso, saranno passati quasi tre mesi dal suo ritorno in squadra. Con il contratto in scadenza, Vlahovic pur con un rendimento discontinuo aveva segnato 6 gol (3 in campionato e 3 in Champions). Di sicuro David e Openda lo hanno fatto rimpiangere parecchio, là davanti. Spalletti lo ha avuto a disposizione soltanto un mese e lo ha sempre schierato titolare con l’eccezione della panchina in Norvegia contro il Bodoe Glimt. Un motivo ci sarà…
MOMENTACCIO – Tempi duri per i “giochisti” all’italiana. Mentre Allegri – il più detestato dei “risultatisti” - ha saputo trasformare il Milan in una credibile aspirante allo scudetto, in settimana è caduta la testa di Roberto De Zerbi a Marsiglia e sono finiti ko in Serie A i due esponenti più di spicco del “calcio lirico”: Fabregas con il suo Como battuto in casa dalla Fiorentina e Sarri con la Lazio sconfitta in un Olimpico semivuoto dall’Atalanta.