Manca all'appello solo l'Aston Martin. In avvicinamento al secondo e ultimo test precampionato, il team guidato da Adrian Newey è ad un tempo la delusione e l'oggetto misterioso della marcia verso il Mondiale che scatta domenica 8 marzo in Australia. Piloti e management della "verdona" prendono tempo e attribuiscono il deficit prestazionale registrato nella prima delle due tre giorni di test di Sakhir da un lato alla "chimica" ancora acerba tra squadra e Honda, dall'altro (e più sostanzialmente) al ritardo con il quale la AMR 26 ha preso la pista nello Shakedown Test di fine gennaio a Barcellona. Pochi giri (e poco "fieno") messi in cascina al Circuit de Catalunya, chilometraggio insufficiente anche tra mercoledì 11 e venerdì 13 febbraio in Bahrain. Nel suo immancabile (e molto opportuno) ruolo di motivatore a tutti i costi, Fernando Alonso ci ha messo del suo, attribuendo il gap Aston Martin rispetto a buona parte delle rivali alla necessità di risolvere a Sakhir un lavoro di sgrossatura che la concorrenza aveva potuto completare due settimane prime in Spagna. Peccato che la scorsa settimana in Bahrain Aston Martin abbia pagato dazio pure alla Williams, che allo Shakedown Test non si era neppure presentata per il ritardo nell'allestimento della sua FW48. Lo spagnolo però non la manda a dire quando afferma che Aston Martin si è presentata tardi a Barcellona e non ha neppure approfittato dell'opportunità filming day, sottolineando come Audi, un team al debutto (okay, al ri-debutto, nascendo dalle ceneri Sauber) era già in pista subito dopo le ultime festività.
"Ci sono molte cose che dobbiamo sbloccare ma sappiamo cosa fare. Perdere Barcellona non è stato l'ideale. Stiamo facendo un passo alla volta e abbiamo individuato le aree da migliorare. Abbiamo detto fin dall'inizio che avremmo dovuto partire sulla difensiva e diventare molto più forti nella seconda parte della stagione, e ci credo ancora. Nella seconda metà dell'anno saremo dove vogliamo essere. Intanto la macchina che schiereremo a Melbourne sarà molto diversa da quella del precampionato. Newey ha l'esperienza che serve. Ha attraversato tempi migliori e altri più difficili ma è un vincente ed è da oltre trent'anni in Formula Uno. È solo questione di tempo, ma vogliamo che quel tempo sia il più breve possibile." (Fernando Alonso)
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Il secondo round di test precampionato (da mercoledì 18 a venerdì 20 febbraio) in Bahrain dovrebbe mostrare i primi frutti della parnership Aston Martin-Honda... o forse no. Perchè da un lato (e in positivo, per gli uomini in verde) sono in molti a ritenere che la AMR 26 che scenderà in pista a Mebourne sarà molto diversa da quella di questo precampionato e che Adrian Newey non ha perso il suo tocco magico. Dall'altro però lo spauracchio è quello di un flop Honda come quello registrato a metà dello scorso decennio nella partnership tra il costruttore giapponese e la McLaren, del quale aveva fatto le spese... Fernando Alonso che senza giri di parole aveva paragonato quello Honda ad un "motore da GP2". Beffa nella beffa, quello stesso motore a partire dal 2019 avrebbe progressivamente rilanciato la Red Bull (quattro titoli consecutivi vinti da Sebastian Vettel tra il 2010 e il 2013 con la RB powered by Renault prima dello strapotere Mercedes al via dell'era ibrida), spingendo Max Verstappen verso tutti e quattro i suoi attuali titoli iridati consecutivi (come Seb!) con la power unit giapponese, ribattezzata Red Bull Powertrains dopo il ritiro ufficiale della Honda alla fine del 2021.