
Spalletti, e ora? Il dilemma Juve tra voglia di programmare e il rischio di una stagione fallimentare
I bianconeri, eliminati dalla Coppa Italia, con un piede fuori dalla Champions e al quinto posto in Serie A, si interrogano sul futuro

L'ultimo 5-2 in salsa bianconera risaliva al Mondiale per Club. In panchina c'era Tudor e di fronte il City di Guardiola. Circa otto mesi dopo la Juve ha un nuovo allenatore ma vecchi problemi che fanno fatica a essere cancellati. Al massimo li si sotterra sotto il tappeto. Perché? Le domande che i tifosi si fanno dopo il tracollo con il Galatasaray sono tante. Troppe. Per esempio il voto da dare a una stagione che, in questo momento, vede la squadra di Spalletti fuori dalla Coppa Italia, con un piede e mezzo lontano da un futuro immediato in Champions e, se il campionato finisse ora, anche dalla prossima edizione della coppa più importante. Ah, dimenticavamo il -15 dalla capolista Inter in Serie A, al netto degli arcinoti fatti dell'ultimo derby d'Italia.
L'elenco delle domande resta sempre invariato. Dal 2020, l'anno dell'ultimo scudetto firmato, ironia della sorte, da quello che i tifosi bianconeri hanno eletto come grande nemico, la Juve ha vinto una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. In quasi sei stagioni e senza nemmeno l'alibi di aver risparmiato su acquisti e ingaggi. In Champions, sempre nello stesso periodo, è spesso uscita agli ottavi a parte l'anno in cui ha salutato ai gironi, quello in cui non ci è proprio andata (per motivi extra campo) e la scorsa stagione con il flop ai playoff (come probabilmente in quella attuale).
Cinque allenatori, stessi risultati. Diversi dirigenti per fallimenti simili. Avvicendamento tra cugini ai vertici ma destini invariati. Difficile dare le colpe a Spalletti. Molto difficile. Ha fatto il possibile con la rosa a disposizione e sta lavorando per dotare la squadra di una personalità che si è vista raramente nel recente passato. Siamo però sicuri che, se la situazione restasse invariata, il tanto strombazzato rinnovo fino al 2028 diventerà realtà? Certo, se si dovesse di nuovo ripartire da zero le domande si moltiplicherebbero per cento e la prossima volta che si dovesse sentire la parola "programmazione" in bocca a certi dirigenti, una risata planetaria sarebbe quantomeno autorizzata.
Per questo diventa logico pensare che comunque Spalletti resterà su quella panchina. Per motivi di coerenza e perché, oggettivamente, chiunque in casa bianconera si rende conto che non esistono alternative all'altezza e che, da qualche parte e da qualcuno, bisognerà pur ripartire. Con una buona dose di pazienza e di coerenza. I cicli vincenti si costruiscono così.