Industria

Molti marchi cinesi potrebbero sparire nel 2026

Secondo le stime, entro il 2030 solo una quindicina di brand potrebbe controllare fino al 75% del mercato elettrico nazionale

di Tommaso Marcoli

© Getty Images

La Cina resta il più grande mercato auto del pianeta: nel 2025 sono stati venduti oltre 30 milioni di veicoli, di cui più di 11 milioni tra elettrici e plug-in hybrid, pari a circa il 35-40% del totale. Una crescita straordinaria, trainata per oltre un decennio da incentivi pubblici, sostegno delle amministrazioni locali e una corsa all’elettrificazione senza paragoni. Ma a febbraio 2026 il quadro è cambiato.
Si produce troppo
La guerra dei prezzi esplosa tra il 2023 e il 2025 ha compresso i margini, mentre la capacità produttiva installata supera ampiamente la domanda interna. Molti impianti lavorano sotto il 60% di utilizzo, rendendo difficile sostenere i costi fissi. In questo contesto, Stella Li di BYD ha parlato apertamente di una possibile “catastrofe” entro cinque anni, con la scomparsa di circa 100 marchi attualmente attivi. Secondo AlixPartners, nel 2024 erano 129 i brand che vendevano veicoli elettrici o ibridi plug-in in Cina, ma entro il 2030 solo 15 potrebbero risultare finanziariamente solidi.
BYD dirige l'orchestra
Nel 2025 la quota di mercato di BYD ha superato il 30% nel segmento NEV, mentre gruppi come Geely e SAIC Motor mantengono posizioni forti ma con margini sotto pressione. Molti costruttori minori, spesso sostenuti da governi locali, faticano invece a raggiungere economie di scala sufficienti. Ora Pechino sta intervenendo per limitare pratiche commerciali considerate destabilizzanti, riducendo ulteriormente la leva del prezzo come strumento competitivo.
Nessuno è al sicuro
Anche i grandi gruppi hanno registrato un rallentamento dei margini negli ultimi dodici mesi, complice la fine di parte degli incentivi diretti e un contesto regolatorio più severo. Tuttavia, per le aziende con maggiore solidità finanziaria, l’uscita di scena di molti concorrenti potrebbe tradursi in un mercato più razionale e meno frammentato. Per compensare la frenata domestica, i costruttori cinesi stanno accelerando l’espansione internazionale, soprattutto verso Europa e America Latina. 
Che effetti ci saranno sull’Europa?
Per gli automobilisti europei, il consolidamento cinese potrebbe significare due cose opposte. Da un lato, una maggiore solidità finanziaria dei brand sopravvissuti e prodotti sempre più competitivi sul piano tecnologico e dei prezzi. Dall’altro, tensioni commerciali e misure protezionistiche che rischiano di limitare l’offerta o far salire i prezzi. Il 2026 segna dunque l’inizio di una nuova fase con meno marchi, più concentrazione, competizione più dura ma forse più sostenibile. Le conseguenze si faranno sentire ben oltre i confini del Paese.

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