Norme

L’Etiopia ha vietato le auto a benzina

Dietro al bando c’è una strategia economica precisa

di Tommaso Marcoli

© bloomberg

Quando si parla di stop alle auto a combustione, si pensa subito all’Europa o alla California. E invece uno dei Paesi che ha scelto la linea più netta è l’Etiopia, che ha vietato l’importazione di veicoli a benzina e diesel, di fatto bloccando la vendita di nuove auto termiche in un mercato che già produce pochissimi veicoli localmente. La logica alla base è soprattutto economica.
Il peso dei carburanti sui conti pubblici
Per anni l’Etiopia ha speso miliardi di dollari per sovvenzionare la benzina importata, con un impatto pesante sul bilancio statale. Il Paese è andato in default sul debito sovrano nel 2023 e nel 2024 ha ottenuto un piano di salvataggio da 3,4 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale. Non producendo auto a combustione su larga scala, vietarne l’importazione equivale di fatto a orientare l’intero mercato verso l’elettrico.
Energia domestica a basso prezzo
A rendere la scelta ancora più coerente è il mix energetico del Paese. L’Etiopia ha investito massicciamente nell’idroelettrico e oggi produce più energia di quanta ne consumi, arrivando a esportarla nei Paesi vicini. L’elettricità costa mediamente molto meno rispetto - anche - ai mercati occidentali (0,10 cent kWh). In questo contesto, favorire l’adozione di veicoli elettrici significa sfruttare una risorsa nazionale abbondante invece di dipendere da petrolio importato. In due anni la quota di veicoli elettrici sulle strade etiopi è passata da meno dell’1% a circa il 6%, sopra la media globale. La transizione elettrica nasce da un calcolo economico estremamente razionale.

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