Nel pieno di una stagione segnata da tensioni commerciali e nuovi equilibri geopolitici, Oliver Zipse sceglie la linea della chiarezza: per l’industria automobilistica europea, prendere le distanze dalla Cina sarebbe un errore dalle conseguenze pesanti. L’amministratore delegato di BMW farà parte della delegazione che accompagnerà il cancelliere Friedrich Merz nel suo primo viaggio ufficiale a Pechino, una visita che arriva in un momento cruciale per i rapporti economici tra Berlino e il suo primo partner commerciale.
La Cina come snodo industriale
Per BMW il mercato cinese non è più soltanto una destinazione di vendita. È un ecosistema produttivo avanzato, un laboratorio sull’elettrico e sul software, un terreno dove si definiscono standard tecnologici e modelli di business. Negli ultimi anni (tutti) i costruttori tedeschi hanno investito miliardi per rafforzare stabilimenti e joint venture locali. In un settore che richiede economie di scala e sviluppo continuo, rinunciare alla Cina significherebbe perdere accesso a volumi, competenze e innovazione.
Margini sotto pressione
Allo stesso tempo, Pechino è diventata anche il fronte più complesso. La concorrenza dei marchi locali, sostenuta da politiche industriali aggressive e da una rapida evoluzione tecnologica, sta comprimendo margini e quote di mercato dei brand europei. L’elettrificazione corre veloce e i costruttori locali hanno dimostrato di saper competere su prezzo, software e velocità di sviluppo. È proprio in questo contesto che il messaggio di Zipse assume peso: isolarsi non rafforzerebbe l’industria europea, la indebolirebbe.
Dichiarazioni
La Cina è necessaria all'Europa
L’AD di BMW, Oliver Zipse, accompagnerà il cancelliere Friedrich Merz a Pechino
© Getty Images
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