Delle Fab Five di testa ridono e fanno il pieno solo la capolista Inter e la Roma. Chivu e Gasperini sugli scudi con le scontate ma mai banali vittorie contro Lecce e Cremonese. Piangono Allegri, Conte e Spalletti con le inopinate sconfitte contro Parma, Atalanta e Como. Si inseriscono pesantemente nella lotta per l’Europa le squadre di Palladino e Fabregas. Una 26esima di campionato che forse chiude il discorso scudetto ma riapre i giochi in chiave coppe europee con cinque squadre in 5 punti dai 50 di Napoli e Roma ai 45 di Atalanta e Como passando per i 46 della Juventus.
CASA NEMICA - I 10 punti di distacco dalla vetta sono spiegati, al di là degli sprechi rossoneri con le “piccole”, con l’andamento lento a San Siro. In casa il Milan ha conquistato 25 punti in 13 partite, nelle 13 gare giocate in trasferta il Diavolo ha guadagnato 29 punti. Le uniche due sconfitte stagionali sono state proprio al Meazza: alla prima di campionato contro la Cremonese e ieri contro il Parma. E lo 0-1 di ieri è stata anche la seconda partita sulle 26 di campionato chiusa a secco di reti per la squadra di Allegri: l’unico precedente alla voce zero gol segnati risaliva a quasi cinque mesi fa: 5 ottobre 2025, Juventus-Milan 0-0. Anche allora c’erano in campo Pulisic e Leao che però giocarono insieme solo 11 minuti: Pulisic sostituito al 74’ da Nkunku, Leao entrato al 63’ per Gimenez. Ieri contro il Parma i due hanno disputato 62 minuti in coppia (senza peraltro pungere), fino a quando l’americano è stato rilevato da Fullkrug senza tangobili miglioramenti.
FALLIMENTO - Sarà ancora campione d’Italia il Napoli, come piace ricordare al suo allenatore. Ma in questo avvio di 2026 i numeri inchiodano la squadra di Antonio Conte. In sintesi: a gennaio è maturata l’esclusione dalla Champions League (nella fase a campionato) e a febbraio l’eliminazione dalla Coppa Italia nei quarti di finale ad opera del Como. Tra gennaio e febbraio in 10 partite di A sono arrivate solo 4 vittorie (con 4 pareggi e 2 sconfitte): 16 punti conquistati sui 30 a disposizione. Di più. Solo tre volte sulle 13 partite disputate nell’anno nuovo tra campionato e coppe il Napoli non ha subito reti. Insomma, se non è un fallimento poco ci manca. Conte continua a lamentarsi degli infortuni (la maggior parte di natura muscolare, dunque con grandi responsabilità da addebitare allo staff tecnico) e degli arbitri (a volte a ragione, più spesso a torto). Eppure con 8 milioni a stagione l’allenatore salentino è il più pagato del calcio italiano, nessun giocatore della sua rosa guadagna quanto lui. E da lui sarebbe lecito aspettarsi qualche mossa, qualche idea, qualche intuizione. E non solo pianti e lamenti.
TONFO - I nove giorni più decisivi della stagione juventina si sono aperti sabato con il ko nella sfida sulla carta più accessibile, quella contro un Como orfano per squalifica della sua stella Nico Paz. Il distacco dalla Champions che verrà sale a 4 punti. Mercoledì la squadra di Spalletti proverà l’euroremuntada contro il Galatasaray mentre domenica sera 1 marzo all’Olimpico si giocherà gran parte delle chances di qualificazione alla Champions 2026-27. La Juventus di oggi ha quasi tutti negativi i parametri di riferimento rispetto alla scorsa stagione: dopo 26 partite la Juve di Thiago Motta aveva 49 punti (3 in più di questa di Tudor/Spalletti), con lo stesso numero di gol segnati (43) ma con una difesa migliore (incassate 21 reti contro le 25 di oggi). E il miglior cannoniere della scorsa stagione (Vlahovic) aveva a questo punto 9 centri all’attivo contro i 5 di David. Quasi il doppio.
SPESSORE - Abbiamo sempre pensato che negli ultimi anni l’unico calciatore della nostra Serie A di accertato spessore internazionale fosse Lautaro Martinez. L’unico insomma del nostro scalcagnato campionato in grado di giocare titolare in qualsiasi squadra d’Europa. La fantastica stagione che sta vivendo Federico Dimarco ci obbliga… a raddoppiare. Il mancino nerazzurro ha numeri strepitosi: i 5 gol (gli stessi del miglior cannoniere juventino…) e i 13 assist (più due rigori procurati) ne fanno un fattore determinante nella fase offensiva dell’Inter. Ecco, magari la decisione di farlo riposare mercoledì scorso in Norvegia non è stata proprio un’ideona. Vero mister Chivu?