
Forse la misura è questa, una sana e dura lotta Champions contro squadre che, più o meno, fanno lo stesso campionato. Diciamo la verità: l'Inter ne gioca uno a parte. E lo dicono i numeri, che sono impressionanti: tolte le sconfitte contro Udinese e Juventus (all'andata), i nerazzurri non hanno perso nemmeno un punto contro squadre al di sotto della terza posizione in classifica. Il che, è evidente, ha tracciato il solco di oggi con tutte le inseguitrici, Milan compreso. Ventuno vittorie su ventuno dalla Roma in giù, senza nemmeno un mezzo passo falso, sono un'andatura fuori giri per tutti. Anche perché, con la sconfitta di ieri contro il Parma, la prima dopo 24 risultati utili consecutivi, i rossoneri hanno invece lasciato sul campo 16 dei 24 punti persi contro squadre della parte destra della classifica (Sassuolo a parte, oggi ottavo). Di più: 14 punti contro squadre dalla 12.ima alla 20.ima posizione. L'abisso è tutto qui, a conti fatti.
Logico, a questo punto, che Allegri si concentri sull'obiettivo da sempre dichiarato, vale a dire una rincorsa Champions che lo vede sì in vantaggio, ma che potrebbe complicarsi un bel po'. Dopo la Cremonese, comunque evidentemente da non sottovalutare visti i precedenti, il calendario del Diavolo dice Inter, Lazio in trasferta, Torino, Napoli al Maradona, Udinese, Verona e Juve. Un ciclo niente male che definirà posizioni e ambizioni, con il rischio di trovarsi a fine aprile a rincorrere invece che a farsi inseguire.
In realtà l'andamento di questo campionato dice che più l'asticella si alza, più il Milan porta a casa risultati, e questo è in fondo il lato positivo di questo racconto. I problemi di ieri sono però anche i problemi di oggi: la squadra fatica a essere efficace negli ultimi trenta metri, concede sempre qualcosa di troppo dietro e manovra spesso con una lentezza esasperante che aiuta le avversarie a difendere senza troppi affanni. E' vero: contro il Parma il Milan ha creato e non è stato esattamente fortunato. Ma l'assenza di un centravanti puro (Fullkrug è utilizzato poco poco) non permette ai centrocampisti di avere un punto di riferimento offensivo che aiuti la manovra a respirare e agli esterni di avere in mezzo all'area giocatori in grado di rendersi pericolosi sulle palle alte.
Archiviato il discorso scudetto, uno scudetto in certo senso un po' svenduto, guardarsi le spalle è insomma un obbligo. Perché se è vero che il Milan perde pochissimo e che, parole di Allegri, certi pareggi sono punti che alla fine faranno la differenza in positivo, da dietro Roma, Como e Atalanta sono in grande crescita e, prima o dopo, torneranno a un livello più consono anche Napoli e Juve. La volata, quella per le piazze d'onore, è appena cominciata. Non porta trofei, ma parecchi soldi. E ai soldi della Champions non può rinunciare nessuno.