C'era una volta la "Locomotiva d'Europa". Un Paese, forte, solido, stabile, ricco. Insomma: un modello da prendere come riferimento, a cui guardare e da cui sarebbe dipeso il benessere dell'intero Continente europeo. Se la Germania soffre, soffriamo anche noi. Se l'industria automobilistica tedesca - di gran lunga la più importante per Berlino - soffre, a soffrire sono tutti i fornitori che adesso si trovano a dover prendere scelte decisive.
Trasferimenti
I fornitori tedeschi sono in crisi profonda. Sono negli ultimi due anni, aziende come Bosch, Zf e Continental hanno ridotto il personale lasciando a casa quasi 100 mila addetti nel settore. Le cause sono riscontrabili in una dipendenza dal motore termico (il motore elettrico ha molti meno componenti), nella pressione competitiva cinese (20-30% di costi in meno), minore integrazione verticale rispetto ai concorrenti cinesi, margini bassi. Di fronte a questo scenario ricco di incertezze, non serve trasformarsi ma reinventarsi trasferendo le competenze specifiche in settori non automobilistici.
Auto e non solo
"Se non puoi sconfiggerli unisciti a loro", verrebbe da dire. Zf fornisce sistemi steer-by-wire a NIO mentre Brose produce milioni di sistemi porta in Cina. Tuttavia, per soddisfare le richieste di Pechino, serve adattarsi ai cicli di omologazione ridotti: 12-24 mesi contro i 48 europei. Un'altra alternativa è quella di entrare in nuovi mercati dove la meccanica di precisione è altrettanto necessaria. L'industria europea della difesa è in crescita e offre margini molto alti. La supply chain dei robot umanoidi è simile a quella dell’auto: motori, trasmissioni, sensori. Case come Tesla, XPeng e NIO stanno già investendo in questa direzione. Che sia questo il futuro per la Germania?
Industria
La Germania deve reinventarsi per sopravvivere
I fornitori dell'industria automobilistica sono in crisi profonda ma possono guardare a nuovi settori
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