
Per la seconda volta in pochi mesi una squadra norvegese espugna San Siro e lo ha fatto contro le nostre squadre più rappresentative. Era successo qualche mese fa alla nazionale di Haaland contro gli azzurri, è accaduto di nuovo ieri sera al piccolo, grande Bodo contro l'Inter vice-campione d'Europa in carica. Sarà anche un segno dei tempi o l'indicatore di un calcio, il nostro, non proprio in grande spolvero, ma il segnale che ci arriva da questa "doppia sfida" non è rassicurante: quattro partite, quattro sconfitte tra andata e ritorno. Un disastro, per raccontarlo com'è.
L'addio alla Champions dell'Inter, inutile girarci attorno, nasce all'andata, dentro a una debacle che solo in parte poteva essere giustificata dalle temperature rigidissime e dal campaccio in sintetico. La sconfitta di ieri, in casa, ne è la dimostrazione. Il Bodo non è ad altezza Inter, ma ha saputo esserlo. Con pazienza, attenzione e un po' di fortuna. Meno comprensibile è la serata stortissima degli uomini di Chivu: dai primissimi minuti la sensazione che la rimonta fosse possibile era palpabile, ma se devi segnare tre gol e ne lasci subito un paio sul campo i minuti passano più velocemente e le convinzioni, poco alla volta, scemano. Il resto lo ha fatto Akanji o, a vederla diversamente, lo hanno fatto Hauge e compagni, svelti ad approfittare di ciascun errore dell'Inter. Ne bastava uno per passare e tanto è stato.
Non è bello raccontarla così, ma forse questa specie di lezione serviva e servirà ai nerazzurri. In un campionato senza rivali, era importante capire che, se l'attenzione cala, lo scivolone è dietro l'angolo sempre. E poi, in fondo, snellire il calendario, anche se doloroso, aiuterà l'Inter a compiere la missione doblete, con Coppa Italia e scudetto decisamente a portata di mano.
Il paracadute, insomma, c'è e può fare atterrare l'Inter su un comodissimo materasso di successi. Alla lunga, dopo la scorsa, stremante, stagione, qualcosa si sarebbe pagato in termini fisici. Adesso che il numero di partite - e la loro difficoltà - si è ridotto drasticamente, Chivu può e deve portarsi a casa il resto del piatto. Primo appuntamento: Como in Coppa Italia, in qualche modo un piccolo Bodo per organizzazione tattica e velocità di pensiero ed esecuzione. Secondo appuntamento: derby dell'8 marzo contro il Milan. Venir fuori da questo ultimo pezzo di salita senza sconfitte, vorrebbe dire scivolare giù veloci verso due successi buoni per la bacheca.
Ultima annotazione: contro il Bodo, l'Inter ha calciato in porta 24 volte segnando solo una volta, nel finale, con Bastoni. L'assenza di Lautaro, insomma, nonostante la buona prova di Pio, si è fatta sentire. Thuram non è un caso, ma comincia a esserlo. E Barella è tutta la stagione che non trova il suo passo. Sono giocatori fondamentali cui l'Inter non può fare a meno e cui si aggiunge Calhanoglu, anche lui ancora fuori. Per questo finale di stagione serviranno tutti. E per rimettere le cose in chiaro urge una risposta forte e immediata. Il Genoa, prossimo avversario, è avvisato.