
Inter, Ausilio: "Fabregas? Ci abbiamo provato quando aveva 16 anni. Lautaro fiore all'occhiello"
Il ds nerazzurro ripercorre quasi 30 anni di carriera tra colpi di mercato riusciti e sfumati

Piero Ausilio si racconta. Dopo quasi 30 nel mondo del calcio il ds nerazzurro prova a tirare un bilancio: "Il nostro è un mestiere sottoposto al giudizio di tutti ogni giorno, tutti si possono permettere di parlare di calcio anche se non tutti con la stessa competenza. Nel mio caso ormai sono 28 anni, se mi guardo dietro sicuramente vedo che sono stati più i successi che gli insuccessi e di questo sono contentissimo”. In una lunga intervista rilasciata a Sky, il ds nerazzurro ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera, con particolare attenzione, ovviamente, ai colpi di mercato più riusciti.
Lautaro fiore all'occhiello -
In questa particolare categoria impossibile non pensare subito a Lautaro Martinez: “Mi ricordo perfettamente quel periodo, era anche un periodo difficile per l’Inter, avevamo una partita col Crotone e ho deciso di tentare l’impossibile, lui sembrava orientato all’Atletico Madrid. I rischi di non farcela erano tanti, ho rischiato e con l’aiuto anche di Milito sono riuscito. È stata un’operazione molto vantaggiosa, non costò più di 20 milioni di euro, l’avevamo chiusa anche a meno ma lui poi quella sera fece tre gol, quindi ci siamo dovuti sedere di nuovo a trattare. Oggi dopo tanti anni è il nostro capitano ed è un patrimonio del calcio. In una trattativa devi essere prima di tutto convincente con il calciatore, nel caso di Lautaro partimmo con l’accontentare prima il club”.
Kovacic, Bonucci e.. Pandev -
Ma non c'è solo Lautaro nella storia dei colpi di Ausilio: "Un ragazzo che ho sempre nel cuore è Kovacic, poi portai Bonucci all’Inter quando giocava nella Viterbese, non era un giocatore affermatissimo, lo abbiamo preso per la Primavera e poi ha fatto una carriera normale. Penso anche a Pandev, ma anche ai giocatori attuali. Thuram è stato un gran colpo rispetto alla qualità del calciatore, ma anche i giocatori arrivati a zero come Mkhitaryan, Calhanoglu, De Vrij, Acerbi che poi sono stati protagonisti dei successi recenti dell’Inter. Per non parlare di Calhanoglu che al Milan si era ritrovato in una situazione particolare: noi avevamo il problema brutto di Eriksen e in 48 ore approfittammo dell’opportunità. Oggi siamo felici di averlo e godercelo ancora. Si dice sempre che il parametro zero non si ripaga perché non puoi rivenderlo, ma a volte poi le prestazioni sul campo ti ripagano. Noi eravamo in una fase di ricostruzione, c’era un cambio di proprietà ma il progetto era vincente".
Il feeling con Fabregas -
Nella lunga intervista concessa da Ausilio c'è spazio anche per palare di Cesc Fabregas, vicino all'Inter sia da giovanissimo che più di recente: "Fabregas all’Inter a 16 anni? Ci abbiamo provato, lui forse non lo aveva nemmeno mai saputo all’epoca ma gliel’ho detto. Casiraghi me lo aveva segnalato, ci abbiamo provato e poi lui ha fatto la carriera che ha fatto”. Il nome dello spagnolo è tornato d'attualità per il nerazzurro quando, la scorsa estate, sembrava essere in lizza per ereditare la panchina lasciata da Simone Inzaghi: "Ho sicuramente stima del Fabregas allenatore, è giovane, sta facendo bene e farà sicuramente una carriera brillantissima".
Chivu prima scelta -
Ausilio però ci tiene a ribadire come la prima scelta per la panchina sia sempre stato Cristian Chivu: "Non c’è mai stata un’Inter vicina a Fabregas, il primo a saperlo è stato Chivu. Quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi abbiamo messo sul tavolo delle idee e quella di Chivu era quella in cui credevamo di più per mille motivi. È un ragazzo incredibile, vero, lo era da calciatore, lo è adesso come uomo e anche da allenatore. Avevamo la fortuna di averlo conosciuto nel settore giovanile, la scelta di Parma è stata coraggiosa, brava la dirigenza e bravo lui, quel rischio oggi lo ha portato all’Inter. È sempre stato la nostra prima scelta, siamo andati dritti su di lui e siamo contentissimi della scelta”.