Il futuro di Gianfilippo Materazzi è a un bivio, sospeso tra le lusinghe del calciomercato e una scelta di cuore che lo allontana definitivamente dall'azzurro. Con il contratto in scadenza con la Lazio il prossimo giugno, le grandi del Nord, Milan e Juventus, hanno già acceso i riflettori sull'ala cresciuta sotto la guida di Ledesma. Ma per il giovane talento, il pallone in questo momento è soprattutto un modo per stare vicino a papà Matteo, che il 7 marzo volerà negli Stati Uniti per tentare una cura sperimentale contro una forma aggressiva di SLA. In ogni allenamento e in ogni partita, Gianfilippo cerca di trasformare i suoi successi in energia per la battaglia più importante della sua famiglia, sentendo la presenza costante del genitore a bordo campo.
Mentre l'Italia osserva l'ennesimo "figlio d'arte" (dopo Buffon jr) scegliere una bandiera straniera, la decisione di rappresentare la Serbia non è stata un ripiego, ma una rivendicazione identitaria. Nonostante il cognome pesantissimo legato allo zio Marco e al nonno Beppe, Gianfilippo ha risposto con orgoglio alla chiamata di Belgrado. Il legame viscerale con la cultura balcanica gli è stato trasmesso dalla madre Maura Soldati, nata in Serbia, e dalle figure femminili della famiglia, come nonna Mikiza e bisnonna Biserka. Sebbene la burocrazia internazionale ne abbia rallentato l'esordio ufficiale in Under 17, il ragazzo è già al centro del progetto serbo, pronto a scalare le gerarchie verso l'Under 18 e a dimostrare che il suo talento ha radici profonde che superano i confini nazionali.