Fattore gomme

Ducati e l'enigma tecnico della Thailandia

Mentre le Aprilia volavano, la Rossa ha pagato l'usura anomala delle gomme e una "finestra di utilizzo" spostata: ecco perché Buriram ha cambiato i valori

di Massimiliano Cocchi
© Foto da web

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Se avessimo voluto forzare il titolo, avremmo scritto: MotoGP, Thailandia 2026: è crisi Ducati. Sarebbe stato eccessivo, ma una cosa è certa, nella gara inaugurale del 2026 la casa di Borgo Panigale “ha preso quattro schiaffoni”. Copyright della definizione del team manager Davide Tardozzi.

Fuori dal podio dopo 88 gare, fuori dalla top 5 dopo ben 102 Gran Premi. A Buriram, per la Rossa, non ha funzionato quasi nulla.Cerchiamo di capire il perché.

La superiorità di Marco Bezzecchi è stata netta e forse neanche il miglior Marc Márquez sarebbe stato in grado di batterlo. Ma proprio ciò che è accaduto a Marc ha scoperchiato il tema nascosto, quello più impattante: le gomme.

Perché il cerchio si è danneggiato in quel modo dopo l’impatto con il cordolo? Nessuno lo ha davvero capito, ma quello è stato solo la punta dell’iceberg di una situazione molto più ampia.

Quando Bagnaia è tornato al box dopo il nono posto, la sua posteriore era consumata in modo totalmente anomalo. Fabio Di Giannantonio, sesto, ha parlato di una questione tecnica; incalzato, non è voluto entrare nei dettagli, ma si riferiva chiaramente al comportamento delle Michelin. E se allarghiamo lo sguardo, Joan Mir con la Honda si è addirittura ritirato per un problema di usura.

La radice del caos è sembrata chiara: è cambiata la carcassa utilizzata, sono cambiate le temperature (e forse le pressioni?) ed è cambiato completamente il modo in cui le moto “caricavano” in frenata e scaricavano la potenza in accelerazione. In altre parole, si è spostata la finestra di funzionamento: alcune moto sono rimaste dentro (Aprilia), altre sono finite fuori (Ducati, Honda, Yamaha).

L’altra faccia della medaglia, infatti, è il risultatone della casa di Noale, che ha piazzato tutte e quattro le moto nei primi cinque posti. L’unico “intruso”, l’unico ad averci capito qualcosa oltre ai piloti Aprilia, è stato Pedro Acosta.

Nessuno si sogni di togliere ad Cesare quel che è di Cesare. Non è dalla Thailandia che la RS-GP è competitiva. Bezzecchi è in una serie aperta di tre vittorie consecutive nelle ultime tre gare – ed è sempre stato in testa – ma l’impressione è che il fattore Michelin abbia pesato più del previsto.

La sensazione è che l’equilibrio su cui si corre sia sempre più precario. Basta pochissimo per alterare valori e prestazioni, per portare qualcuno fuori strada. Per fare sì che ciò che è vero oggi non sia più vero domani. Vale per tutti, anche per Ducati.