Materazzi e l'espulsione di Zidane: "Tutto nacque da un rimprovero di Gattuso"

© italyphotopress | Materazzi e Zidane

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"Quel che so è che Rino venderà cara la pelle per portarci al Mondiale. Ha preso il ruolo più difficile che potesse assumere, la qualificazione diretta era praticamente compromessa. Sta cercando di trasmettere il suo entusiasmo alla squadra. Non incontreremo squadre fantastiche ma toste, deve fare in modo di lasciare i ragazzi tranquilli. Ci sarà da spingere forte, sono convinto che stia lavorando con la massima professionalità. Ed è la cosa più importante per arrivare pronti a questi due appuntamenti così difficili". Così Marco Materazzi in una intervista a Vivo Azzurro Tv proiettandosi sul playoff di marzo che l'Italia dovrà affrontare per guadagnarsi l'accesso al Mondiale.

Ricordando il trionfo nel 2006 in Germania l'ex difensore dell'Inter racconta che "arrivati ai rigori c'era qualcuno come Rino (Gattuso, ndr) che si era già tolto le scarpe - spiega - Iaquinta girava a largo, Fabio (Cannavaro, ndr) aveva detto che avrebbe battuto il sesto, ma secondo me lo avrebbe tirato prima Buffon di lui. Quindi non eravamo rimasti in tanti. Io li ho sempre tirati i rigori e me la sentivo, pur avendo la fissazione che se fai gol durante la partita poi lo sbagli. Ma quando arrivi lì non puoi tirarti indietro".

Matrix' in carriera ha avuto la possibilità di giocare accanto a totem come Nesta, Maldini e Cannavaro. "Come pulizia e intelligenza tattica Nesta è stato il più forte insieme a Maldini. Giocando accanto a loro mi sentivo un po' in soggezione, di Cannavaro non dico lo stesso perché lo vedevo più vicino, sembravamo due scugnizzi che giocavano al parco. I difensori di oggi sono cambiati, ma è cambiato il calcio. Ai nostri tempi la prima cosa era marcare e non prendere gol, ognuno faceva il suo mestiere. Oggi il difensore deve quasi prima saper 'maneggiare' il pallone con i piedi - e non che io non lo sapessi fare - che stare in marcatura per non perdersi l'uomo - ha spiegato - Penso sempre che il difensore debba fare il difensore, il centrocampista il centrocampista e l'attaccante l'attaccante".

Da Marsala a Trapani, da Carpi alla parentesi inglese con l'Everton, di maglie in carriera ne ha indossate tante. Ma ne ha baciate solo tre: "Sono quelle a cui sono più legato. La maglia azzurra, quella del Perugia, che è la squadra che mi ha permesso di arrivare in Nazionale, e quella dell'Inter: ho vinto il Triplete con alcuni dei compagni - Toldo, Cordoba e Zanetti - con cui avevo vissuto la disfatta del 5 maggio 2002, è la dimostrazione che se perseveri per ottenere quello che hai lasciato per strada alla fine ce la fai".

Sulle spalle il numero 23, un tributo a Michael Jordan: "Mio padre diceva che avrei dovuto giocare a basket, fortunatamente non gli ho dato retta". Materazzi ha poi rivelato che l'espulsione di Zidane nella finale di Berlino è nata da un rimprovero di Gattuso. "Quando Buffon fa quella parata sul colpo di testa di Zidane, Rino mi voleva ammazzare perché non lo avevo marcato. In realtà stavo marcando Trezeguet, ma in certi casi con Rino era meglio non disquisire su quello che era successo. Poco dopo nella stessa situazione l'ho tenuto un po' per la maglia, volevo far sì che non saltasse. Gli ho chiesto scusa due volte, poi la terza volta in cui mi ha ripetuto 'se vuoi la mia maglia dopo te la do' qualcosa gli ho detto… Ma niente di più di quello che ci dicevamo tra ragazzini quando giocavo sul lungomare di Bari".

Il Mondiale di Materazzi è un saliscendi di emozioni. Inizia prendendo il posto dell'infortunato Nesta nella terza partita del girone con la Repubblica Ceca. Calcio d'angolo, incornata perentoria e palla in rete, un gol molto simile a quello che realizzerà con la Francia: "È stato più importante di quello segnato in finale, perché ci permise di non incontrare il Brasile. Abbiamo intrapreso una strada un po' più leggera, che poi ci ha fortificato nel cammino - ha ricordato - Siamo arrivati a giocare con la Germania che eravamo invincibili. Dedicai quel gol a mia madre, la partita dopo con l'Australia fui espulso e qualcuno disse che era già finito l'incantesimo. In finale si è ripresentata l'occasione e, visto lo stacco, c'è stato qualcuno che mi ha spinto in alto: ho pensato a mia madre. Ma c'è da dire anche che l'unico raggio di luce che c'era allo stadio a Berlino illuminava mia moglie e i miei figli. Quindi diciamo che è una cosa da dividere...".;