
Inter, è una sentenza: se prende gol, non rimonta. Problema mentale, tecnico e... di mercato
Sette indizi fanno una prova: l'Inter non sa più rimontare. Dall'incubo derby alle lacune del mercato (Diaby, Cancelo)

Prima del derby avevamo parlato della prova del sette, perché dopo sei vittorie Inter e sei partite senza sconfitte (quattro successi e due pari) del Milan avremmo capito chi avrebbe fatto uno scatto ulteriorie nelle stracittadine milanesi. Alla fine hanno sorriso i rossoneri di Allegri ma per la capolista non è l'unico sette a far male: considerando il match di ieri sono infatti sette le occasioni in cui, andando in svantaggio nel primo tempo, poi non solo non è riuscita a vincere ma neppure a pareggiare. Insomma, troppo spesso se l'Inter va sotto nei primi quarantacinque minuti poi non riesce a ribaltare la partita, subendone anzi l'inerzia.
Fluminense (era ancora Mondiale per Club), Udinese, Juventus, Napoli, Atletico Madrid, Arsenal e ieri il Milan: sette indizi fanno ben oltre una prova. Solo contro l'Urawa Red Diamonds (sempre Mondiale per Club) e Pisa, i nerazzurri sono riusciti a rimontare e vincere dopo lo svantaggio nel primo tempo. Un dato inquietante sottolineato pure da Dimarco a fine derby: "Quando prendiamo un gol facciamo fatica a reagire, reagiamo ma non siamo cattivi". Parole preoccupanti che si legano anche al brutto rendimento negli scontri diretti, visto che è più probabile andare in svantaggio quando affronti una big.
C'è quindi un fattore mentale che il gruppo non riesce a scrollarsi di dosso, qualcosa che già l'anno scorso iniziava a intravedersi e neppure la gestione Chivu ha cambiato. Ma non dimentichiamo neppure la variabile tecnica, figlia di un mercato che non ha sistemato - né in estate né a gennaio - alcune lacune che si evidenziano maggiormente in partite come quelle di ieri: in svantaggio e contro squadre chiuse in blocco basso. Il nome di Lookman dice niente? Non è un caso che il tecnico romeno volesse qualcuno che sapesse saltare l'uomo e creare superiorità numerica quando la ragnatela nerazzurra non trova sbocchi e le punte (Pio Esposito e Bonny bocciati ma non si può gettare la croce addosso a due alternative così giovani in una partita così importante) non riescono a legare il gioco.
E poi l'esterno destro. Luis Henrique non solo non è riuscito a diventare un'alternativa credibile a Dumfries in fase offensiva ma anche difensivamente ha mostrato lacune - alcune parzialmente colmate col lavoro nel tempo, non scordiamoci che non nasce come giocatore a tutta fascia - visto che contro Juve e Milan si è reso responsabile sostanzialmente dello stesso errore: nei gol di Cambiaso e Estupinan si è fatto sorprendere alle spalle da un inserimento tendenzialmente leggibile. A gennaio si era lavorato su Diaby e Cancelo, non a caso, ma poi la società dopo il no del portoghese ha deciso di non affondare con l'Al Nassr e di non cercare alternative.
Tutte cose che si sono pagate, in Champions League come contro il Milan e nei big match stagionali. Ora l'Inter ha la missione di vincere uno scudetto che resta ampiamente alla portata per poi, finalmente, risolvere tutti questi problemi nel prossimo mercato perché anche l'attitudine a vincere i big match si costruisce con chi, poi, va in campo. Qualcosa che va risolto a maggior ragione se questo scudetto non arrivasse: sarebbe un "fracaso" immemorabile che non potrebbe che portare a una rivoluzione.
© Rassegna Stampa
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