
Psg, Kvaratskhelia: "Adoro Parigi, le persone sono rispettose: quando esco non mi disturbano troppo"
Il georgiano ha raccontato la sua vita in Francia in una lunga intervista: "Paragone con Maradona? Pesante, ma ne andavo orgoglioso"

Si dice che "a Napoli piangi due volte: quando arrivi e quando te ne vai", per Khvicha Kvaratskhelia però il detto è vero solo a metà. L'esterno georgiano ha lasciato gli azzurri poco più di un anno fa per sposare il Psg dietro un assegno da 70 milioni di euro. E mai scelta fu più azzeccata per lui: Kvara in sei mesi a Parigi ha vinto tutto, chiudendo un magico triplete e portando la tanto agognata Champions League all'ombra della torre Eiffel. Successi che hanno fatto scordare in fretta la vita a Napoli: "Adoro Parigi, mi piace tutto. Più ci penso, più apprezzo il fatto che le persone siano molto rispettose. Quando esci non ti disturbano troppo. Al ristorante, per esempio, chiedono prima di venire a fare una foto. Mi piace molto. È la miglior città dove passeggiare con tua moglie".
Poi Kvara, nell'intervista concessa al quotidiano francese Le Parisien, si sofferma sull'onore di aver vestito maglie gloriose come quella del Napoli e del Psg: "Quando vieni da un piccolo Paese come il mio, giocare in una delle squadre più grandi del mondo è ovviamente un sogno. Arrivare a Napoli era già qualcosa di molto importante per me. Ero molto orgoglioso. Ma quando il Psg mi ha contattato ho davvero capito di essere diventato un calciatore di caratura mondiale".
Il georgiano ha riportato le sue squadre al successo dopo un lungo periodo di astinenza: "Sono molto fortunato. Anche a Napoli erano anni che non vincevano lo scudetto e siamo risusciti a farlo prima che lasciassi il club. Con il Psg e la Champions League è successa la stessa cosa. In Georgia diciamo che se entri in una stanza con il piede destro avrai fortuna. Io quindi sono arrivato a Parigi con il piede giusto".
Poi, per chiudere, una battuta sul soprannome "Kvaradona" che gli hanno dato a Napoli: "Essere paragonato a Maradona è ovviamente pesante. Nessuno può essere paragonato a lui. Ma quando i tifosi mi hanno dato quel soprannome ero molto felice perché mostrava quanto mi volessero bene. Mi ha toccato molto e ne ero orgoglioso".