Scenari

La guerra la paghiamo anche noi: in dieci giorni chiesti 3 miliardi ai contribuenti

In meno di una settimana il prezzo dell'energia è andato fuori controllo in tutta Europa

di Redazione Drive Up
© ansa

© ansa

I venti di guerra non accennano a placarsi. Con il Medio Oriente infuocato dallo scontro tra Stati Uniti-Israele e Iran, il mondo è alle strette: l'energia costa molto di più perché da quelle parti transita circa un quinto del GNL mondiale e un quarto del petrolio trasportato via mare. Un danno economico che aumenta di ora in ora, soprattutto per chi - come l'Europa - non ha ancora una sua autonomia energetica.
Prezzi esplosi
Una deflagrazione dei prezzi è inevitabile. Il gas in Europa costa il 50% in più e il petrolio vicino ai 100 dollari al barile ha comportato un rincaro ai distributori di benzina e diesel (in Italia il gasolio costa più di 2 euro al litro). A pagarne le conseguenze - letteralmente - sono sempre i cittadini, le cui tasche si svuotano sempre di più: "Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per l’importazione di combustibili fossili”, ha dichiarato von der Leyen. I capi di governo europei si riuniranno il 19 e 20 marzo per discutere della competitività di lungo periodo dell’UE, ma lo scenario è complicato.
Conseguenze a cascata 
"È fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando è il gas a determinare il prezzo dell’elettricità”, ha spiegato la presidente della Commissione. L'idea in piedi da tempo - ma mai realmente attuata - è quella di riformare il mercato elettrico, dove è l'impianto più costoso (di solito il gas) a determinare il prezzo dell'energia per tutti. "Stiamo preparando diverse opzioni: un migliore utilizzo dei Power Purchase Agreements, contratti per differenza, misure di aiuto di Stato ed esplorando la possibilità di sussidiare o fissare un tetto al prezzo del gas”, ha aggiunto. Tuttavia, le forti resistenze dei governi nazionali possono far accantonare di nuovo la riforma.