Un annuncio dopo l'altro per continuare a comunicare una strategia di espansione che non si pone troppi limiti. BYD è il gruppo che meglio di altri interpreta la volontà cinese di imporsi sul mercato globale dell'automobile. La tendenza a preferire i veicoli elettrici ed elettrificati, ha dato grande slancio a questo conglomerato industriale, capace di produrre dalle batterie ai motori in grandi volumi, assegnandosi un vantaggio competitivo difficilmente colmabile.
Dichiarazioni forti
Non è soltanto una questione di prodotto e di tecnologia: i modelli servono e sono di primaria importanza, ma anche la reputazione ha un suo peso. BYD - seppur con le competenze guadagnate in poco tempo - non ha di certo una riconoscibilità paragonabile ai marchi europei. Una distanza - questa - che non si può recuperare, a meno che non si decida di acquisirne la proprietà. Circostanza non così improbabile. In un'intervista rilasciata a Bloomberg, Stella Li ha dichiarato che BYD è "aperta a ogni opportunità e valuterà quali garantiscano i maggiori vantaggi".
Sotto a chi tocca
Il riferimento (neanche così velato) è a quale marchio automobilistico storico il gruppo cinese potrebbe rivolgere il suo interesse. Li non ha menzionato nessun obiettivo in particolare e ha specificato che nessuna operazione straordinario è - al momento - in programma. Non sarebbe così improbabile che BYD decida di investire in un marchio tradizionale: i gruppi cinesi lo fanno da decenni in Europa, basta guardare l'esempio di Geely che si ritrova nell'azionariato di Volvo e Mercedes. L'ambizione non manca, i soldi neppure e - commentando l'indiscrezione di un prossimo sbarco in Formula 1 - la manager ha ammesso che c'è una valutazione.
Strategie
BYD potrebbe acquistare un marchio europeo
Non è più solo una questione di fabbrica e di automobili importate dalla Cina
© Getty Images
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