Alla metà anni Duemila l’industria automobilistica stava esplorando molte strade per ridurre consumi ed emissioni. In casa Volkswagen l’idea fu quella di combinare due tecnologie considerate allora molto efficienti: il diesel e l’ibrido. Così nacque la Volkswagen Golf TDI Hybrid Concept, presentata nel 2008 in occasione del Salone di Ginevra.
Diesel ed elettrico insieme
Il progetto univa un piccolo turbodiesel da 1,2 litri a tre cilindri con tecnologia common rail a un motore elettrico. Il termico sviluppava 75 cavalli e 179 Nm, mentre l’unità elettrica aggiungeva 27 cavalli e 140 Nm, lavorando sia in supporto sia in modalità autonoma nelle fasi di marcia a bassa velocità. Come nelle ibride di oggi, l’auto partiva in elettrico e il motore diesel entrava in funzione solo quando serviva più potenza. In frenata il sistema recuperava energia e la immagazzinava in una batteria. Il risultato era un consumo dichiarato di 3,4 litri ogni 100 chilometri, equivalente a 89 g/km di CO₂.
Un laboratorio tecnologico su base Golf
La trasmissione della potenza era affidata a un cambio DSG a doppia frizione a sette rapporti, sviluppato con frizioni a secco per migliorare ulteriormente l’efficienza. Anche l’aerodinamica venne curata con attenzione: prese d’aria anteriori ridotte, assetto leggermente ribassato e alcuni elementi derivati dalla Golf GTI per limitare la resistenza all’aria. Per Volkswagen la Golf TDI Hybrid non era destinata alla produzione di serie, ma rappresentava soprattutto una vetrina tecnologica. All’epoca il marchio stava già lavorando a modelli particolarmente efficienti come la Volkswagen Golf BlueMotion.
Tecnologie
Il motore diesel ibrido tedesco di cui non si era mai parlato
Nel 2008 Volkswagen sperimentò una soluzione che oggi sembra quasi paradossale
© Ufficio Stampa
Continua a leggere su sportmediaset